Sergio Mattarella richiama il governo ai principi costituzionali e il provvedimento viene corretto prima del via libera del Consiglio dei ministri. Sparisce la misura più estrema sui genitori stranieri, entrano maggiori garanzie per gli studenti e il testo finale porta il segno del lungo confronto con il Colle
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C’era una norma destinata a trasformare il decreto sulla scuola in un caso politico e probabilmente anche costituzionale: se le difficoltà linguistiche dei genitori stranieri avessero ostacolato l’integrazione scolastica dei figli e la famiglia si fosse sottratta al percorso di sostegno previsto, il minore avrebbe potuto essere collocato fuori dal nucleo familiare.
Non si tratta di una ricostruzione successiva o di una semplice indiscrezione politica. La disposizione compariva effettivamente in una prima bozza circolata prima del Consiglio dei ministri del 24 settembre e prevedeva che la scuola segnalasse ai servizi sociali i casi nei quali le «persistenti barriere linguistiche» dei genitori ostacolassero l’integrazione scolastica del ragazzo. Ai genitori sarebbero stati offerti corsi gratuiti di italiano e, in caso di mancata adesione, la bozza richiamava perfino la possibilità del collocamento del minore fuori dalla famiglia. Quella previsione, però, nel testo approvato dal governo non c’è più.
La prima bozza e quella misura destinata a far esplodere il caso
Il passaggio era pesantissimo perché legava direttamente il comportamento dei genitori alle conseguenze sulla permanenza del figlio all’interno del nucleo familiare. La scuola avrebbe dovuto segnalare la situazione ai servizi sociali territorialmente competenti quando le barriere linguistiche degli adulti fossero diventate un ostacolo concreto all’integrazione scolastica del minore.
Da quel momento sarebbe partito un percorso di sostegno alla famiglia attraverso corsi gratuiti di italiano. Ma era il passaggio successivo a rendere la prima versione del decreto esplosiva: se la famiglia non avesse seguito il percorso indicato, entrava in scena l’ipotesi del collocamento del minore fuori dal nucleo familiare.
Prima del Consiglio dei ministri la norma è stata cancellata. E lo stesso ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, parlando dopo la riunione del governo, ha illustrato una soluzione completamente diversa: la segnalazione ai servizi sociali rimane, così come il percorso di apprendimento dell’italiano, ma chi non lo frequenta rischia una sanzione amministrativa compresa tra 200 e mille euro.
Cosa resta davvero nel decreto approvato
Il principio di fondo scelto dal governo rimane quello di coinvolgere maggiormente le famiglie nel percorso scolastico dei ragazzi quando la conoscenza insufficiente dell’italiano diventa un ostacolo all’integrazione.
«Tutti gli studi internazionali dicono che la partecipazione dei genitori al percorso formativo del figlio è fondamentale per il successo scolastico», ha spiegato Valditara al termine del Consiglio dei ministri. Il ministro ha aggiunto che, in presenza di «gravi problemi di inserimento scolastico», la scuola dovrà segnalare il caso ai servizi sociali, che disporranno un percorso di lingua italiana per i genitori. Se questi ultimi non lo seguiranno, scatteranno multe da 200 a mille euro.
La differenza rispetto alla prima bozza è quindi sostanziale: niente automatismo che possa portare un bambino fuori dalla famiglia per il rifiuto dei genitori di frequentare un corso di italiano, ma una sanzione economica.
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