Il consigliere regionale e segretario questore porta alla luce una falla del sistema regionale e presenta un’interrogazione alla Giunta: «Siamo penultimi in Italia per incidenza e questa è la fotografia di un sommerso»
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Una regione priva di un sistema di raccolta dei dati sulla violenza contro le donne, nonostante gli obblighi previsti dalla legge e gli strumenti normativi già disponibili. È questo il tema al centro dell'interrogazione depositata dal consigliere regionale e segretario questore Ferdinando Laghi, che chiede alla presidente della Giunta di chiarire quali iniziative intenda adottare per colmare una lacuna che, secondo il consigliere, «la Calabria si trascina da anni».
«Ho depositato un'interrogazione indirizzata al presidente della Giunta, per chiedere conto di una lacuna che la Calabria si trascina da anni: l'assenza di un sistema regionale di rilevazione dei dati sugli episodi di violenza contro le donne. È una carenza che pesa soprattutto in ambito sanitario, in cui la legge impone obblighi precisi e ancora oggi disattesi», afferma Laghi.
Il consigliere richiama la legge 53 del 2022, sottolineando come essa imponga alle strutture sanitarie pubbliche, in particolare ai pronto soccorso, l'obbligo di rilevare, elaborare e trasmettere i dati relativi agli accessi riconducibili a episodi di violenza. «La legge 53 del 2022 è chiara. Tutte le strutture sanitarie pubbliche, e in primo luogo i pronto soccorso, hanno l'obbligo di rilevare, elaborare e trasmettere i dati sugli accessi riconducibili a violenza. Le Linee guida nazionali disegnano un percorso che parte dal triage e accompagna la donna, se consenziente, verso i servizi sul territorio. In Calabria questo percorso è in larga parte rimasto sulla carta», evidenzia.
A sostegno della propria denuncia, Laghi cita i dati della ricerca Istat del 2023 sugli accessi ai pronto soccorso di donne con segni clinici di violenza. A livello nazionale, il rapporto registra un incremento da 14,1 a 18,4 accessi ogni diecimila tra il 2017 e il 2021. Per la Calabria, invece, i dati risultano assenti.
«Lo dico, numeri alla mano. La ricerca Istat del 2023 registra, a livello nazionale, una quota cresciuta da 14,1 a 18,4 ogni diecimila accessi tra il 2017 e il 2021. Per la Calabria, però, lo stesso istituto annota assenza dei dati. Significa che, nelle statistiche ufficiali del Paese, i nostri pronto soccorso su questo fenomeno non compaiono. È una sparizione amministrativa con un peso politico e umano enorme», osserva.
Secondo il consigliere, tale criticità trova conferma anche nella relazione 2024-2025 dell'Osservatorio regionale sulla violenza di genere, istituito con la legge regionale n. 38 del 2016. Il documento, ricorda Laghi, «scrive nero su bianco che il fenomeno in Calabria è privo di un sistema di rilevazione regionale e segnala la necessità di costruire una rete operativa tra gli enti per raccogliere, elaborare e trasmettere i dati. Quando è la stessa struttura di monitoraggio a sostenere che i numeri non ci sono, il problema non è più opinabile».
Da medico, Laghi invita inoltre a non interpretare come un dato positivo il basso numero di casi registrati in Calabria dal report del Servizio analisi criminale del Ministero dell'Interno, che colloca la regione al penultimo posto per incidenza con 6,51 casi ogni centomila abitanti, rispetto alla media nazionale di 10,88.
«Quel 6,51 non è un primato di virtù. È la fotografia di un sommerso: poche denunce e, soprattutto, dati che non vengono trasmessi. Un pronto soccorso che non registra e non comunica l'accesso di una donna con segni di violenza non sta omettendo un adempimento statistico. Sta lasciando sola la persona che ha davanti e la sottrae a ogni possibile progetto di protezione», afferma.
Il consigliere ricorda inoltre che la trasmissione dei dati alimenta il sistema integrato tra Interno e Giustizia per la rilevazione dei reati di violenza contro le donne, oltre a garantire il funzionamento del Centro elaborazione dati previsto dalla legge 121 del 1981. «Ogni accesso non comunicato è una tessera che manca al quadro nazionale», sottolinea.
Laghi evidenzia poi un ulteriore elemento di criticità: la Calabria dispone già degli strumenti normativi necessari, ma questi non sono stati ancora tradotti in un sistema operativo. Il riferimento è alla legge regionale n. 11 del 2024, che ha istituito il SiScal, il Sistema statistico Calabria.
«L'architettura ci sarebbe tutta, ma manca la capacità di tradurre in fatti concreti le disposizioni normative. Per questo chiedo alla Giunta quali azioni concrete intenda attivare in coordinamento con tutti gli organi competenti per rendere effettivamente operativo il sistema di rilevazione dei dati sui casi di violenza contro le donne, garantirne l'integrazione con il livello nazionale e tradurlo in misure reali di tutela delle vittime», conclude il consigliere.
L'obiettivo, ribadisce Laghi, è che «i pronto soccorso calabresi entrino, finalmente, nel sistema di rilevazione del Paese. Perché dietro ogni dato mancante c'è una donna che il sistema non vede».

