L’evento che il mondo agricolo temeva da anni è purtroppo diventato realtà: la Xylella fastidiosa ha varcato i confini calabresi, colpendo gli ulivi della provincia di Reggio Calabria. La segnalazione ufficiale riguarda un focolaio individuato a Taurianova, una localizzazione che ha sorpreso gli esperti, i quali si aspettavano un eventuale ingresso del batterio dalle aree settentrionali della regione, per contiguità con la Puglia.

Un’emergenza nota, ma gestibile

Nonostante la gravità della notizia, il Professor Leonardo Schena, ordinario di Patologia Vegetale al Dipartimento di Agraria dell’Università Mediterranea, invita alla lucidità. «È un evento grave che però va gestito e noi abbiamo tutti gli strumenti per poterlo gestire», ha dichiarato il professore, sottolineando come la situazione odierna sia profondamente diversa da quella vissuta dalla Puglia circa 12-13 anni fa.

All'epoca, la comparsa del batterio colse i ricercatori impreparati poiché la Xylella non era conosciuta come patogeno dell'ulivo, causando ritardi fatali che ne hanno permesso la diffusione in tutta la regione. Oggi, invece, l'origine del problema è chiara e i protocolli d'intervento sono già codificati.

La strategia: Eradicazione e "Zone Cuscinetto"

L'intervento immediato, previsto da un decreto pubblicato nei primi giorni di settembre, si basa sull'eradicazione. Al momento sono state identificate sette piante infette: queste, insieme a ogni altra pianta suscettibile nel raggio di 50 metri (la cosiddetta "zona infetta"), saranno estirpate.

Attorno a quest'area verrà stabilita una zona di cuscinetto sottoposta a monitoraggi accuratissimi per garantire che il batterio rimanga circoscritto. «Il tempismo con cui interveniamo è fondamentale», avverte Schena, non escludendo la possibilità che altri focolai possano essere già presenti in altre zone della regione. Per questo motivo, i controlli saranno intensificati su tutto il territorio calabrese .

Il rischio dei "portatori sani"

Uno degli aspetti più insidiosi della Xylella è la sua capacità di infettare piante diverse dall'ulivo che possono non mostrare sintomi immediati. Il Professor Schena paragona queste specie ai "portatori sani" visti durante la pandemia di Covid: piante che trasmettono il batterio pur apparendo sane, rendendo l'eradicazione di tutte le specie ospiti nella zona infetta una misura necessaria, seppur drastica.

Il futuro del panorama olivicolo

Sebbene l'obiettivo primario in Calabria sia il contenimento totale, l'esperienza pugliese insegna che, in caso di diffusione, la strategia dovrà spostarsi verso il cambio varietale. In Puglia si punta oggi su cultivar tolleranti come il Leccino, la Favolosa e la Lecciana, quest'ultima adatta anche agli impianti superintensivi.

Tuttavia, per la Calabria, questo scenario rappresenta un futuro che si spera di evitare attraverso il rigore scientifico e la rapidità d’azione nelle fasi attuali di monitoraggio.