Il riordino del servizio di soccorso procede sul piano amministrativo, ma sul territorio riaffiorano criticità strutturali e ritardi nei soccorsi. Il medico del sindacato collega il trasferimento del sistema a una morte avvenuta nel Cosentino, ponendo interrogativi sulla reale tenuta dell’assistenza nelle aree interne
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Mentre prende forma il calendario per il passaggio del 118 ad Azienda Zero, un episodio drammatico avvenuto nel Cosentino riaccende il dibattito sulla tenuta del sistema di emergenza-urgenza in Calabria. Una morte durante un trasporto improvvisato in auto riporta alla memoria immagini che sembravano appartenere al passato.
Il riordino del servizio 118 calabrese verso Azienda Zero entra nella fase operativa. A partire da febbraio il trasferimento del personale prenderà avvio dall’Asp di Vibo Valentia per concludersi a ottobre con Catanzaro, secondo il cronoprogramma annunciato nelle scorse settimane. Un passaggio che, nelle intenzioni della Regione Calabria, dovrebbe uniformare la gestione del Sistema di urgenza ed emergenza medica (SUEM).
Ma mentre il processo amministrativo avanza, sul territorio emergono storie che raccontano una realtà ben diversa. È quanto denuncia il dott. Saverio Ferrari, delegato provinciale SMI Asp Cz, che in una lunga dichiarazione mette in relazione il riassetto in corso con una tragedia avvenuta a Longobucco.
«Ricordo da adolescente, quindi mi riferisco ai lontani anni Settanta, che vedere sfrecciare un’auto a velocità sostenuta per via Giosuè Carducci di Lamezia Terme, con il fazzoletto bianco fuori dal finestrino, fosse una scena quasi giornaliera», afferma Ferrari. «All’interno di quest’auto si intravedeva un uomo o una donna trasportati al pronto soccorso perché era l’unico modo per raggiungere velocemente un ospedale».
Scene che, secondo il medico, «sono purtroppo tornate di moda» in diverse aree della Regione Calabria. L’episodio più recente riguarda il decesso del signor Antonio Sommario, morto mentre i familiari lo stavano accompagnando in auto al pronto soccorso di Rossano, distante circa 50 chilometri.
«Da Longobucco a Rossano servono dai 50 ai 60 minuti, con una viabilità non delle migliori», sottolinea Ferrari. «Di fronte a questo disastro sanitario la prima domanda è inevitabile: un’ambulanza del sistema di urgenza ed emergenza della Regione Calabria non era disponibile?».
Segue una seconda, ancora più pesante: «Se il signor Sommario fosse stato soccorso adeguatamente e per tempo, si sarebbe potuto salvare?». E infine la terza, rivolta ai vertici istituzionali: «Perché dopo quattro anni di commissariamento targato Roberto Occhiuto la sanità calabrese continua a peggiorare, al punto che chi vive lontano da un pronto soccorso rischia quotidianamente la vita?».
Interrogativi che chiamano in causa anche la nuova governance del sistema, a partire dal direttore generale di Azienda Zero, ma che – conclude Ferrari – «rischiano di restare senza risposta». Per questo, aggiunge, «ci fermiamo a rendere note ai calabresi queste domande, in attesa di tempi migliori».

