I dettagli dell’inchiesta che ha portato a 15 indagati illustrati dal procuratore di Catanzaro Salvatore Curcio in conferenza stampa: «Oggi è una gran bella giornata»
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«Il cielo oggi è plumbeo ma è una gran bella giornata». Così il procuratore di Catanzaro Salvatore Curcio nel corso della conferenza stampa convocata per illustrare i dettagli dell’inchiesta che ha portato a 15 misure cautelari segnando una svolta anche per l’omicidio di Filippo Ceravolo, il 19enne di Soriano vittima di un agguato nell’ottobre del 2012.
Il provvedimento, emesso dal gip su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, ha interessato diverse province italiane, da Vibo Valentia a Torino, passando per Catanzaro, Cosenza, Sassari, Teramo, Terni e Viterbo.
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«Questo secondo step investigativo sull’area delle Preserre vibonesi è particolarmente importante perché ha come oggetto una serie di vicende omicidiarie, alcune delle quali tragicamente conosciute a livello nazionale, legate alla guerra di ’ndrangheta per il controllo del territorio tra le ’ndrine Emanuele e Loiero» – ha detto il procuratore Curcio.
Secondo quanto ricostruito, il conflitto nasce dal tentativo del gruppo Loiero di riconquistare l’egemonia nell’area delle Preserre vibonesi, dopo che dal 2002 il controllo era passato stabilmente alla ’ndrina Emanuele, a seguito degli omicidi dei fratelli Giuseppe e Vincenzo Loiero.
«Il gruppo avverso ha tentato di riacquisire il controllo del territorio scatenando una cruenta guerra che ha portato a numerosi fatti di sangue», ha spiegato il procuratore con riferimento anche ad attentati «di una certa pericolosità sociale», come l’autobomba del settembre 2017.
Gli omicidi e l’agguato in cui morì Ceravolo
L’indagine ha consentito di ricostruire, nella fase delle indagini preliminari, due vicende centrali: l’omicidio di Antonino Zupo, affiliato agli Emanuele, avvenuto il 22 settembre 2012, e il tentato omicidio di Domenico Tassone del 25 ottobre dello stesso anno.
È proprio in quest’ultimo agguato che venne ucciso accidentalmente Filippo Ceravolo, estraneo a contesti criminali. «Riteniamo di aver fatto un gran passo in avanti, specie con riferimento all’omicidio di una vittima innocente di mafia, Filippo Ceravolo, che ha perso tragicamente la vita la sera del 25 ottobre 2012 e che era assolutamente avulso da qualunque contesto di criminalità organizzata».
Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’agguato era stato preparato nei minimi dettagli e diretto contro Tassone. Un errore nell’esecuzione, però, portò a colpire il giovane, che si trovava in auto dopo aver accettato un passaggio. «Per un errore nell’uso dei mezzi di esecuzione è stato attinto il povero Filippo Ceravolo, reo semplicemente di avere preso un passaggio».
Tre gli arresti eseguiti per l'omicidio Ceravolo. Il procuratore Curcio ha parlato anche di una quarta persona tra gli esecutori materiali e del presunto mandante ma il gip distrettuale di Catanzaro non ha riconosciuto la gravità indiziaria per questi ultimi due
Le indagini, definite «minuziose e particolarizzate», hanno permesso di ricostruire ruoli e responsabilità sul piano della gravità indiziaria. «È stato come comporre un mosaico, un puzzle in cui tutte le tessere sono state collocate al punto giusto».
Tra i soggetti coinvolti vi sarebbero anche coloro che avrebbero svolto il ruolo di “specchietti”, segnalando il passaggio dell’auto bersaglio con colpi di clacson, e chi avrebbe materialmente aperto il fuoco. La misura cautelare in carcere ha riguardato, tra gli altri, un presunto componente del gruppo di fuoco.
Estorsioni e armi da guerra
Accanto alle vicende omicidiarie, l’inchiesta ha fatto emergere anche episodi di estorsione aggravata dal metodo mafioso.
In un caso, un imprenditore sarebbe stato costretto a versare 20mila euro oltre a somme mensili; in un altro, una ditta impegnata in lavori pubblici nel Vibonese sarebbe stata destinataria di una richiesta estorsiva.
Sul fronte delle armi, nel corso delle indagini sono state sequestrate pistole, fucili e anche un Kalashnikov, elemento che conferma la disponibilità di armamenti pesanti da parte dei gruppi coinvolti.
Il valore dell’indagine e il pensiero alle vittime
«Oggi il cielo è plumbeo ma è una gran bella giornata», ha detto il procuratore Curcio. «Possiamo dire di avere contribuito a restituire dignità al dolore di due genitori», con riferimento alla famiglia Ceravolo, dopo anni di attesa.
Un passaggio che si è allargato anche alle altre vittime innocenti di mafia, con un pensiero rivolto a Francesca Anastasio e Giovanni Gabriele, genitori del piccolo Dodò, l'11enne ucciso a Crotone mentre giovava a calcio.
L’indagine, è stato sottolineato, rappresenta solo «un ulteriore segmento» di un lavoro investigativo più ampio che «non è terminato», con un’attenzione che resta alta su un’area considerata ad elevata pericolosità criminale.


