«Il carburante non dovrebbe mancare perché la consegna è comunque garantita. Certamente in passato abbiamo assistito a forme di psicosi con la corsa a fare rifornimento, ciò che sta avvenendo in queste ore in Sicilia che ha anticipato lo sciopero». È quanto ha dichiarato Domenico Concolino, delegato nazionale di Faib-Confesercenti, in relazione allo sciopero proclamato dagli autotrasportatori per protestare contro il caro carburante.

Gli effetti dello sciopero potrebbero infatti riverberarsi sulle stazioni di rifornimento: «Siamo a conoscenza che venerdì ci sarà un incontro al ministero. Oggettivamente al momento non sono previsti grossi disagi se non quelli logistici in caso di grande afflusso da parte dei clienti».

Continuano a restare alti i prezzi dei carburanti. Nelle scorse settimane qualche difficoltà di approvvigionamento ma non legato alla carenza di scorte mentre si va verso lo sciopero degli autotrasportatori: domani incontro al Ministero.

Concolino spiega inoltre che le carenze di carburante registrate nelle scorse settimane anche in Calabria, non sono legate in alcun modo alla fine delle scorte ma solo a problemi logistici. «I disagi si sono verificati, soprattutto durante il ponte pasquale. I rifornimenti non facevano in tempo ad arrivare che la benzina era già finita. Circostanza che si è verificata in particolare in quei punti vendita che avevano adottato una politica più aggressiva sui prezzi e, quindi, divenendo più competitivi rispetto ad altri sono stati di fatto presi di assalto».

Il referente sindacale però ci tiene a precisare che non vi è alcuna speculazione da parte dei titolari di stazioni di servizio. «Vorrei sgombrare il campo da ogni dubbio. Il gestore oggi guadagna in media tre centesimi e mezzo al litro. Quindi, su un prezzo medio di due euro al litro per il gasolio, ad esempio, noi gestori guadagniamo soltanto 3,5 centesimi. Non possiamo essere noi gli attori di questa speculazione.

Per intenderci, se si considera un rifornimento di 10 euro – aggiunge – noi guadagniamo 20 centesimi lordi. La restante parte, di fatto, va a perdersi tra accise, iva, il costo industriale del prodotto, il margine di profitto della compagnia petrolifera e il trasporto. A noi rimane solo una parte residuale.

Inoltre, i gestori sono obbligati a mantenere il prezzo consigliato dalla propria compagnia. Quotidianamente, le diverse compagnie petrolifere comunicano al proprio gestore il prezzo di vendita e da quel prezzo non ci si può discostare».