Ventisei indagati e 15 misure cautelari in carcere. Nel maxi blitz messo a segno ieri dalla Dda di Reggio Calabria c’è una terza tranche (l’ordinanza è stata firmata lo scorso 13 marzo) che mette nel mirino le ‘ndrine attive nel territorio di San Giovannello e nei quartieri limitrofi di Eremo, San Brunello e Tremulini: una costola operativa delle cosche di Archi (le famiglie De Stefano-Tegano). Il vertice sarebbe stato individuato in Demetrio Logiudice, inteso Mimmo o Micu u boi”.

Le principali accuse contro questa articolazione della 'ndrangheta riguardano la gestione sistematica e violenta del territorio per fini economici e di potere.

Il locale è accusato di essere un'organizzazione criminale unitaria che si avvale della forza di intimidazione e dell'assoggettamento per commettere reati contro il patrimonio e la pubblica amministrazione. Gli indagati sono accusati di aver fatto parte di questa struttura con vari ruoli (promotori, organizzatori o partecipi), mantenendo il controllo egemonico sul territorio.

Estorsioni e "pizzo" nel feudo di San Giovannello

L'attività estorsiva è uno dei pilastri dell'accusa contro il locale. Tra gli episodi più rilevanti gli investigatori segnalano l’attenzione del clan per il settore edile e i lavori pubblici. Le accuse riguardano richieste di "pizzo" a imprenditori impegnati in ristrutturazioni o appalti pubblici nel quartiere. Un caso emblematico riguarda una ditta aggiudicataria dei lavori per la palestra comunale di San Giovannello, costretta a versare denaro e ad assumere operai vicini al sodalizio.

L'organizzazione avrebbe avuto interessi anche per il recupero crediti con il metodo mafioso: sarebbe intervenuta infatti per imporre il pagamento di debiti privati, spesso utilizzando violenze fisiche e minacce.

Un tentativo di estorsione aggravata è contestato in relazione alla gestione di un distributore di carburante in via Amendola, dove agli imprenditori subentranti è stata chiesta una «quota ideale» di 120mila euro per poter operare.

Infiltrazione negli appalti pubblici: il caso dei convogli ferroviari

L’ordinanza di custodia cautelare documenta una profonda infiltrazione nella gestione dell'appalto relativo alla pulizia e manutenzione dei convogli ferroviari presso l'impianto di Calamizzi. In questo contesto, le accuse includono la truffa aggravata e anche estorsione e condizionamento sindacale. Per la Dda di Reggio Calabria alcune sigle sindacali sarebbero state utilizzate in maniera strumentale per costringere le imprese ad assumere soggetti graditi alla cosca e per imporre tangenti mensili.

Controllo delle attività economiche e sociali

Il locale è accusato di esercitare un controllo pervasivo su ogni iniziativa economica nel quartiere.

Ogni nuova attività commerciale o cantiere avrebbe dovuto ricevere il "placet" dei referenti del locale (inizialmente Demetrio Logiudice, poi Antonio Ambrogio) in una sorta di valutazione preventiva.

Il sodalizio, inoltre, sarebbe intervenuto per regolare controversie tra privati o questioni di concorrenza commerciale, agendo come un'autorità ombra sul territorio.

Le persone arrestate

Le persone indagate, a vario titolo, e arrestate nel filone dell’inchiesta sulle attività della ’ndrina di San Giovannello, sono:

  • Antonio Ambrogio, detto Totò, classe 1968;
  • Massimiliano Amodeo, detto Massimo;
  • Filippo Aricò, detto Pippo, classe 1969;
  • Vincenzo Dascola, classe 1969;
  • Gaetano Facciolo, classe 1981;
  • Vincenzo Ferro, detto Checco e/o Mozzarellina, classe 1976;
  • Carmelo Massimo Logiudice, classe 1972;
  • Demetrio Logiudice, inteso Mimmu o Micu u boi, classe 1965;
  • Giuseppe Logiudice, classe 1971;
  • Maurizio Melissari, classe 1976;
  • Bruno Nicolazzo, classe 1967;
  • Diego Postorino, classe 1969;
  • Gioacchino Domenico Riedo, detto Jack, classe 1967;
  • Francesco Salvatore Romeo, classe 1982;
  • Giovanni Trunfio, classe 1971.