L'associazione lancia l'allarme dopo i roghi che stanno devastando la regione: oltre 150 incendi negli ultimi giorni si aggiungono ai 179 censiti fino a metà luglio. Chiesta alla Regione una strategia strutturale e il pieno rispetto della legge sulle aree percorse dal fuoco
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La Calabria continua a fare i conti con una delle più gravi emergenze ambientali dell'estate. Da giorni centinaia di incendi stanno devastando boschi, macchia mediterranea e aree naturali in ogni angolo della regione, costringendo famiglie ad abbandonare le proprie abitazioni, mettendo in fuga la fauna selvatica e impegnando senza sosta vigili del fuoco, volontari e Protezione civile. Un fenomeno favorito dalle temperature estreme, ma che nella maggior parte dei casi resta legato alla mano dell'uomo. In questo contesto interviene Legambiente Calabria, che traccia un quadro allarmante della situazione, richiama i dati sul patrimonio forestale regionale e chiede a Regione e Comuni un cambio di passo nella prevenzione, nella gestione del territorio e nell'applicazione delle norme contro gli incendi boschivi.
Un patrimonio naturale sotto assedio
«Da giorni la Calabria è stretta nella morsa degli incendi. Centinaia di ettari di patrimonio boschivo e di macchia mediterranea sono andati distrutti, gli animali sono costretti alla fuga o restano senza via di scampo, mentre numerose famiglie si sono ritrovate intrappolate nelle proprie abitazioni o costrette ad abbandonarle. In molte aree è persino difficile respirare a causa del fumo. Da nord a sud della regione, dalle montagne fino alle coste, si susseguono roghi che stanno devastando ecosistemi di straordinario valore e mettendo a dura prova il lavoro di vigili del fuoco, volontari e operatori impegnati nello spegnimento delle fiamme. Un fenomeno alimentato dalle altissime temperature, ma che continua ad avere, nella maggior parte dei casi, un'origine dolosa».
Legambiente ricorda che i boschi coprono il 44,5% della superficie regionale, pari a 670.968 ettari di patrimonio forestale, comprendendo gran parte dei parchi e delle riserve naturali della Calabria.
«Un patrimonio di enorme valore ambientale, paesaggistico e climatico che non può essere tutelato soltanto attraverso gli obblighi di legge, ma richiede una gestione strategica, fondata sulle conoscenze scientifiche e sulla valorizzazione della cultura forestale locale».
I numeri dell'emergenza
Secondo l'elaborazione dell'associazione su dati EFFIS/Copernicus, dal primo gennaio al 15 luglio 2026 erano già stati censiti 179 incendi, che avevano interessato 1.940 ettari di territorio. Un bilancio destinato ad aggravarsi dopo gli oltre 150 roghi che hanno colpito la regione negli ultimi giorni.
«La Calabria occupa inoltre i primi posti della drammatica classifica nazionale per superficie bruciata nei siti della Rete Natura 2000: è quarta dopo Sicilia, Toscana e Campania».
Il report Italia in Fumo evidenzia inoltre come nel 2025 gli incendi abbiano interessato 19 comuni del Parco nazionale del Pollino, 15 del Parco nazionale dell'Aspromonte e 7 del Parco nazionale della Sila.
«Tra i dieci comuni italiani top nel 2026, con il maggior numero di incendi, figurano anche Reggio Calabria e Papasidero». Secondo Legambiente, ad aggravare il fenomeno contribuiscono «la scarsa gestione forestale, l'abbandono delle aree agricole, la mancata manutenzione delle zone di interfaccia tra aree urbane e rurali, la fragilità degli ecosistemi mediterranei, la siccità e le temperature estreme. Ma il principale fattore resta la mano criminale».
L'associazione sottolinea inoltre come, a fronte di 603 incendi che hanno mandato in fumo 16.971 ettari di territorio, siano stati contestati 498 reati, con 19 denunce, un arresto, sei sequestri e 307 illeciti amministrativi.
Le richieste a Regione e Comuni
Per Legambiente è indispensabile rafforzare l'azione repressiva delle Forze dell'ordine e garantire la piena applicazione della legge 353 del 2000, completando il catasto delle aree percorse dal fuoco e applicando rigorosamente i vincoli previsti dalla normativa.
«Divieto di edificazione e di caccia per dieci anni, vincolo di destinazione d'uso per quindici anni e divieto di rimboschimento per cinque anni».
L'associazione chiede inoltre di conoscere quali misure siano state adottate dai 187 comuni calabresi interessati dagli incendi nel 2025, con particolare riferimento ai territori più colpiti: Roccella Jonica (1.872 ettari bruciati), Cutro (1.606 ettari) e Crotone (962 ettari).
Alla Regione Calabria vengono rivolte alcune domande precise: «Quali iniziative intende assumere nei confronti dei comuni inadempienti? È disponibile a sostituirsi agli enti che non hanno istituito il catasto delle aree percorse dal fuoco, anche attraverso la nomina di un commissario ad acta? Intende sostenere i piccoli comuni nell'adempimento degli obblighi di legge e introdurre meccanismi di premialità per gli enti virtuosi e misure penalizzanti per quelli che non rispettano la normativa, anche nell'accesso ai finanziamenti pubblici?».
Una strategia permanente
Per Legambiente gli incendi boschivi «non possono più essere considerati semplici emergenze», ma rappresentano «un fenomeno ricorrente e strutturale che richiede una politica permanente di prevenzione, manutenzione e controllo del territorio, accompagnata da un'efficace azione di contrasto agli incendi dolosi».
«Per limitare gli effetti della crisi climatica è indispensabile ridurre le emissioni climalteranti, accelerando la transizione dalle fonti fossili alle energie rinnovabili».
Infine, Legambiente ribadisce che la Calabria ha bisogno di una strategia complessiva di pianificazione, salvaguardia e valorizzazione dei propri boschi e delle aree montane, che rappresentano il 42% del territorio regionale e comprendono circa il 37% dei comuni calabresi, nei quali vive quasi un quarto della popolazione.
«La tutela del patrimonio naturale richiede un presidio costante del territorio, capace di affiancare le comunità locali, prevenire i reati ambientali e sanzionare severamente ogni forma di illegalità. La tecnologia rappresenta un valido supporto, ma non può sostituire la presenza continua di personale sul territorio. La protezione dei boschi deve essere garantita prima, durante e dopo gli incendi, accompagnando anche il ripristino delle aree devastate dal fuoco».

