Nuova mobilitazione del comparto agricolo contro l’aumento dei costi e i prezzi troppo bassi riconosciuti alle produzioni. Dai manifestanti l’allarme per il futuro delle aziende e dei lavoratori: «Continueremo a scendere in piazza finché non avremo risposte»
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La protesta degli agricoltori non si ferma. A Lamezia Terme il mondo agricolo torna in piazza per denunciare una situazione che, secondo i manifestanti, sta diventando economicamente insostenibile. Al centro della mobilitazione non c’è soltanto il prezzo del gasolio agricolo, ma anche il valore riconosciuto alle produzioni, giudicato troppo basso per riuscire a coprire i costi sostenuti dalle aziende.
«Noi scendiamo sempre in piazza finché non abbiamo notizie, perché sotto costi non si può lavorare più. Il problema non è solo il costo del gasolio, ma sono pure i prodotti nostri che sono venduti a sotto costo. Non riusciamo più a fare la raccolta dell'oliva», spiega Maurizio Mazzotta, vicepresidente MTA.
Una crisi che, nelle parole degli agricoltori, rischia di avere conseguenze anche sull'occupazione. «Dobbiamo scegliere se lasciare a casa qualche operaio, qualche padre di famiglia che lavora con noi da decenni oppure chiudere noi. Quindi è una scelta difficile in questo momento da fare», afferma Domenico Montauro.
A pesare sono contemporaneamente l'aumento delle spese e la difficoltà di ottenere una remunerazione adeguata dalla vendita dei prodotti. «Il nostro problema è il gasolio soprattutto, però è anche il nostro prodotto che non si vende e si svende, praticamente è svenduto. Il lavoro di un anno praticamente ce l'abbiamo dentro. E noi come andiamo avanti? Come paghiamo le cambiale, il resto che abbiamo, gli operai? Come facciamo a pagare? Se non il nostro prodotto non possiamo venderlo», racconta l'agricoltore Sergio Talarico.
Il conto, spiegano i manifestanti, comincia a salire ancora prima di iniziare una giornata di lavoro. «Se io domani vado a lavorare, oggi sto lavorando, domani devo lavorare, so già che spendo 100 euro solo per uscire di casa. Con il lavoro dovrebbe restituire 100 euro di spesa in più, non dico la lasagna, ma un panino dovrebbe uscirmi. In questo modo siamo già consapevoli che noi usciamo con i mezzi, con gli operai, con tutte le spese che abbiamo e non abbiamo ricavi», dice Roberto Torcaso.
Toni ancora più duri nelle parole di Pasquale Torcaso, che chiede un intervento sui prezzi dei carburanti: «Due mesi, tre mesi, quattro mesi, cinque mesi per un problema generale del governo, ma ora basta. Tornate a portare questa caspita di naffita a 1.60 euro, 1.50 euro, come è sempre stato. E l'agricola a 80 centesimi, non si può pagare una naffita agricola a 1.70 euro, ragazzi. Dove stiamo arrivando? Cioè qua c'è una desperazione totale».
La manifestazione di Lamezia diventa così un nuovo capitolo della mobilitazione, con gli agricoltori intenzionati a continuare a far sentire la propria voce finché non arriveranno risposte concrete. Il messaggio che parte dalla piazza è soprattutto uno: con gli attuali costi e ricavi, sostengono, continuare a produrre e garantire posti di lavoro sta diventando sempre più difficile.



