Il presidio lungo la strada statale 280 a pochi passi dalla rotonda che conduce all’aeroporto: «Sarà una manifestazione pacifica, speriamo che possa arrivare qualche rappresentante istituzionale per un dialogo costruttivo»
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Circa trenta mezzi stazionano a bordo strada lungo la strada statale 280, al chilometro zero a pochi metri dalla rotonda che conduce all'aeroporto di Lamezia. I mezzi pesanti, rappresentantivi delle aziende che hanno deciso di aderire al presidio non bloccano la strada ma la circolazione è notevolmente rallentata a causa della presenza di tir e trattori.
Secondo quanto riferito, un gruppo di agricoltori ha provato a bloccare il transito stradale ma le forze dell'ordine sono intervenute riportando la situazione sotto controllo.
«Lamezia Terme è un punto strategico per la protesta, è previsto l'arrivo di circa 50/60 veicoli durante la giornata» – ha chiarito Mario Pansini, referente regionale di Fedralog e tra gli organizzatori della mobilitazione. «Sarà una manifestazione pacifica, speriamo che possa arrivare qualche rappresentante istituzionale per intraprendere un dialogo costruttivo».
Pansini ha quindi rivolto un messaggio ai cittadini e automobilisti scusandosi per il disagio. «Oggi abbiamo visto che ci sta una forte partecipazione da parte di cittadini, famiglie e imprese. Il traffico ci sarà e di questo ci scusiamo».
«Siamo stanchi dopo quasi 15 giorni per strada, però la forza che ci è stata data dagli autotrasportatori ci induce ad andare avanti». Così il presidente di MTA, Matteo Talarico, giunto al presidio di Lamezia Terme. «Aspettiamo risposte da parte del Governo - ha aggiunto - e andremo avanti fin quando non le avremo». Riguardo ai disagi per la circolazione Talarico ha aggiunto che «stiamo facendo di tutto per ridurre i disagi ai cittadini, stiamo fermando solo camion, furgoni e mezzi di lavoro. Ci sono diversi presidi in tutta la Calabria, sta aderendo anche la gente comune, soprattutto a Falerno che è più in centro rispetto a questo presidio. Siamo contenti di questo perché bisogna capire che non è la nostra battaglia ma la battaglia di tutta la popolazione italiana».




