Presidi confermati dopo il mancato accordo con il Governo: Fedralog chiede tariffe minime, 40 centesimi al litro sul gasolio, esenzioni fiscali e un tavolo permanente. Intanto aumentano i disagi tra scaffali vuoti, aziende ferme e servizi a rischio
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Nessuna marcia indietro, almeno per il momento. La protesta degli autotrasportatori calabresi continua e non trovano conferma le voci che nelle ultime ore vorrebbero i manifestanti pronti a smobilitare i presidi e riprendere regolarmente le attività. Al contrario, dopo il mancato accordo nell'incontro con il Governo, il fermo resta confermato fino al 27 ottobre, data del prossimo confronto con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini. E mentre si moltiplicano le conseguenze di una mobilitazione che sta mettendo in difficoltà l'intera regione, le richieste della categoria assumono contorni precisi: otto rivendicazioni, dalle tariffe minime garantite al contributo sul gasolio, fino alle agevolazioni fiscali e a un tavolo permanente con le istituzioni. Sono le proposte avanzate da Fedralog Calabria nelle scorse settimane e ora al centro di una vertenza che continua a tenere sotto pressione il sistema economico regionale.
La situazione, intanto, si fa sempre più pesante. Supermercati con gli scaffali vuoti, imprese che non riescono a ricevere materie prime né a spedire i prodotti finiti, distributori in difficoltà e persino servizi essenziali a rischio. Le segnalazioni arrivano da diverse province e interessano comparti sempre più numerosi. La crisi non riguarda più soltanto chi lavora nel trasporto merci, ma sta investendo l'intera filiera produttiva e commerciale calabrese.
Dal caro gasolio alle tariffe minime: cosa chiedono gli autotrasportatori
La piattaforma rivendicativa comprende innanzitutto tre interventi strutturali per il settore. Il primo riguarda l'introduzione di tariffe minime eque, capaci di garantire la copertura dei costi effettivi di esercizio, compresi quelli necessari ad assicurare la sicurezza del trasporto. Una misura che punta a evitare compensi insufficienti rispetto alle spese sostenute dalle imprese.
Il secondo punto prevede l'adeguamento automatico dei corrispettivi di trasporto alle variazioni del prezzo del gasolio, attraverso una clausola comunemente definita fuel surcharge. In sostanza, il compenso riconosciuto alle imprese dovrebbe aumentare quando cresce il costo del carburante, evitando che le oscillazioni dei prezzi ricadano interamente sugli autotrasportatori.
La terza richiesta riguarda l'introduzione di un meccanismo automatico di controllo della congruità delle tariffe, sfruttando il Sistema di Interscambio delle fatture elettroniche (SdI). L'obiettivo è disporre di uno strumento di verifica dei corrispettivi praticati, per contrastare condizioni economiche considerate insostenibili dalle imprese del settore.
Quaranta centesimi al litro e tre anni senza bollo: le richieste alla Regione
Una parte consistente delle rivendicazioni riguarda misure straordinarie che Fedralog chiede alla Regione Calabria per alleggerire i costi delle aziende.
La prima è un contributo carburante di 40 centesimi per ogni litro acquistato in Calabria, destinato a sostenere le imprese di autotrasporto alle prese con i rincari. Un intervento che, nelle intenzioni della federazione, dovrebbe garantire un beneficio immediato a chi continua a fare i conti con spese operative elevate.
A questo si aggiunge la richiesta di esenzione totale dal bollo automobilistico per tre anni, limitatamente ai veicoli di massa superiore a 3,5 tonnellate. Per le tasse automobilistiche non versate negli anni precedenti viene invece proposta una sanatoria straordinaria, con la possibilità di regolarizzare le posizioni attraverso piani di rateizzazione a lungo termine.
La federazione sollecita inoltre una riduzione dell'aliquota regionale Irap per le aziende della logistica e dell'autotrasporto, con l'obiettivo di ridurre ulteriormente il carico fiscale sulle imprese.
Un tavolo permanente con Regione e Governo
L'ottava richiesta riguarda il rapporto con le istituzioni. Fedralog propone l'istituzione di una consulta tecnica e di un tavolo permanente di confronto con Regione e Governo, per affrontare stabilmente le problematiche del settore e individuare meccanismi che consentano di adeguare le tariffe ai costi effettivi di esercizio.
La piattaforma non nasce in queste ore: le prime rivendicazioni erano state rese pubbliche il 24 settembre, mentre la richiesta di un confronto strutturato era stata rilanciata il 5 ottobre. La prosecuzione della protesta riporta ora tutte queste istanze al centro del confronto politico.
I fondi annunciati non bastano: confermato il fermo fino al 27 ottobre
Qualche risposta economica, intanto, è arrivata. Il 14 ottobre la Regione Calabria ha approvato i criteri per l'assegnazione di 10 milioni di euro all'autotrasporto e 5 milioni all'agricoltura. Dal Governo, il 20 ottobre, è stato inoltre annunciato lo sblocco di circa 480 milioni di euro di contributi arretrati.
Ma gli interventi prospettati non hanno convinto i manifestanti. Il confronto svoltosi a Milano con Salvini e le delegazioni degli autotrasportatori di Calabria, Basilicata, Puglia e Sicilia si è concluso senza un accordo in grado di interrompere la mobilitazione.
Il coordinatore regionale di Fedralog, Mario Pansini, ha confermato la volontà di andare avanti, sottolineando come il problema più urgente sia rappresentato dalla mancanza di liquidità delle aziende. Gli autotrasportatori chiedono risposte immediate, oltre a interventi strutturali capaci di garantire la sostenibilità economica del comparto. La data del 27 ottobre resta dunque il prossimo passaggio decisivo della vertenza, senza che allo stato attuale emergano elementi concreti a sostegno delle indiscrezioni su un imminente scioglimento dei presidi.
Supermercati vuoti, aziende ferme e raccolta dei rifiuti a rischio
Il prolungamento della protesta, nel frattempo, rischia di rendere ancora più pesante una situazione già critica. Federdistribuzione ha lanciato l'allarme sulle difficoltà di rifornimento dei supermercati, segnalando merci ferme nei centri distributivi, scaffali sempre più vuoti e prodotti deperibili a rischio. Le ripercussioni si registrano in Calabria, così come in altre regioni meridionali interessate dal blocco dei trasporti.
Ma è soprattutto sul fronte produttivo che cominciano a emergere le conseguenze più gravi. La Gias, azienda calabrese specializzata nella trasformazione di prodotti surgelati, ha già dovuto interrompere le lavorazioni, con celle frigorifere piene, spedizioni bloccate e prodotti in attesa di trasformazione. Le difficoltà di approvvigionamento e distribuzione coinvolgono anche altre imprese manifatturiere, il settore agricolo e quello edilizio, dove il mancato arrivo dei materiali rischia di compromettere la regolarità delle attività.
A preoccupare è anche la situazione dei servizi essenziali. La raccolta dei rifiuti è stata sospesa a Praia a Mare e San Nicola Arcella, mentre criticità sono state segnalate a Catanzaro, Lamezia Terme, Crotone e in alcuni comuni del Vibonese. Ad Acri, nel Cosentino, la società che gestisce il servizio aveva lanciato l'allarme per l'esaurimento delle scorte di gasolio, anche se nella mattinata del 21 ottobre le operazioni di raccolta si sono svolte regolarmente.
Il protrarsi del fermo sta alimentando anche le contestazioni. Il Codacons Calabria ha annunciato la possibilità di presentare esposti alle Procure se i blocchi non saranno rimossi entro il 21 ottobre, sostenendo che i disagi per la popolazione e le difficoltà nel reperimento dei beni di prima necessità stiano assumendo proporzioni sempre più preoccupanti.
La mobilitazione, tuttavia, continua. Dai presidi del Vibonese a quelli della Locride e delle altre aree interessate, autotrasportatori e agricoltori ribadiscono la volontà di non interrompere la protesta senza risposte considerate adeguate. Da una parte un comparto che denuncia di non poter più lavorare a condizioni economicamente sostenibili, dall'altra un'intera regione che comincia a fare i conti con gli effetti del blocco. In mezzo ci sono le otto richieste di Fedralog e una trattativa che, almeno fino al prossimo incontro con il Governo, resta aperta.


