L’esercito invocato, la tolleranza zero annunciata: dopo l’ennesimo agguato arrivano le parole. Per rafforzare investigatori e tribunali, invece, si aspetta
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L'ingresso della villa del boss Damiano Pepe dove si è consumato l'agguato
Qualche ora dopo il tentato omicidio di Damiano Pepe e l’uccisione di sua moglie, Silvana Sibarelli, la politica locale e le istituzioni hanno iniziato a esprimere preoccupazione per quanto avvenuto a Lattughelle, frazione di Cassano all’Ionio. C’è chi chiede l’intervento dell’esercito, come se ci fossero i carri armati russi schierati al confine polacco, pronti ad allarmare la Nato, e chi parla di tolleranza zero.
A parole, dunque, sono tutti bravi. Nei fatti, però, queste dichiarazioni rappresentano il nulla cosmico e mostrano quanto poco venga compreso il fenomeno mafioso. Non serviva l’agguato a Damiano Pepe per capire che nella Sibaritide, così come nel Tirreno cosentino, oggi più che mai sono necessari atti concreti, non altro inchiostro da penna stilografica.
Ne avevamo già parlato in tempi non sospetti, ma evidentemente qualcuno ha fatto, e continua a fare, orecchie da mercante. Per combattere la ’ndrangheta servono interventi urgenti: un Nucleo investigativo distaccato tra Cassano e Corigliano Rossano, un Distretto di polizia a Corigliano Rossano e il potenziamento della sede della Guardia di finanza di Sibari. E «varie ed eventuali», scriverebbero le istituzioni.
La ’ndrangheta esercita la propria forza intimidatrice sul territorio e la dimostra con le armi, quando intende eliminare un nemico, oppure con la sola presenza, senza neppure bisogno di parlare, quando pretende il “pizzo”. È il meccanismo delle cosiddette estorsioni ambientali.
Da anni, dunque, ci sono tutti gli elementi per potenziare gli organici delle forze dell’ordine e consentire ai magistrati antimafia di Catanzaro di coordinare tempestivamente le attività investigative contro le cosche di riferimento. Davanti a certi comunicati pubblicati sugli organi di stampa, verrebbe da farsi una grassa risata, per non piangere.
Serve anche, ed è inutile negarlo, un ampliamento delle piante organiche degli uffici giudiziari del distretto, dove i giudici per le indagini preliminari hanno sulle scrivanie decine e decine di richieste di misure cautelari.
Insomma, il tempo delle chiacchiere è finito. La ’ndrangheta, le sue “indagini”, le svolge in tempi rapidi. E si vede.





