I coniugi raggiunti da diversi colpi d’arma da fuoco. Silvana Sibarelli morta sul colpo, il boss ferito alle spalle e alla clavicola
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L'ingresso della villa del boss Damiano Pepe dove si è consumato l'agguato
Damiano Pepe e Silvana Sibarelli sarebbero stati raggiunti da diversi colpi esplosi, quasi sicuramente, da un'arma lunga. È quanto emergerebbe dalle prime ricostruzioni degli investigatori. L'agguato si è consumato davanti al cancello della loro abitazione in contrada Lattughelle.
La coppia, che era a bordo di una Panda, stava facendo ritorno a casa. Al loro arrivo nei pressi del cancello d'ingresso dell'abitazione sembra che il commando omicida abbia esploso un alto volume di fuoco.
Sulla dinamica dell'agguato vige il massimo riserbo. Secondo indiscrezioni che, al momento, non trovano conferme da parte degli inquirenti, Sibarelli sarebbe stata raggiunta da diversi colpi, tra cui anche alla testa, morendo sul colpo.
Pepe, invece, sarebbe stato colpito alle spalle e alla clavicola. Il corpo della donna è stato trasportato all'obitorio dell'ospedale di Rossano. Le indagini sono condotte dai Carabinieri del nucleo investigativo provinciale di Cosenza e della Compagnia di Cassano, coordinati dalla Procura della Repubblica di Castrovillari. Vista la modalità e la gravità dell'attacco non si esclude che nelle prossime ore il fascicolo di indagine possa passare per competenza alla Direzione distrettuale antimafia.
Chi è Damiano Pepe
Damiano Pepe, 64 anni, noto alle cronache giudiziarie come "Tripolino", è ritenuto dagli inquirenti uno dei nomi storici della criminalità organizzata della Sibaritide. È considerato uno dei capi della cosca Abbruzzese-Pepe, meglio conosciuta come clan dei nomadi di Cassano allo Ionio, pur non essendo di etnia rom. Nelle ricostruzioni investigative è indicato come partecipe della 'ndrina di Corigliano e "promotore" del clan degli zingari, attivo tra Cassano e Corigliano-Rossano.
Dalle indagini, è emerso che Damiano Pepe avrebbe preso le redini del comando dopo la morte del fratello Eduardo, ucciso nel 2002 nel corso della sanguinosa faida che contrappose il gruppo alla cosca Forastefano. Pepe è stato condannato in via definitiva per associazione mafiosa e omicidio, tra cui quello di Luigi Lanzillotta del gennaio 1993, avvenuto su mandato di Santo Carelli. Ha scontato oltre 26 anni di carcere ed è tornato in liberta' nel 2019.
Damiano Pepe è suocero di Nicola Abbruzzese detto "Semiasse", 46 anni, considerato dagli inquirenti boss di Cassano e detenuto in regime di 41-bis. Abbruzzese ha sposato la figlia di Damiano Pepe, Finizia, condannata a 8 anni per associazione mafiosa.



