Rifiuti tossici a Vibo, il procuratore Falvo: «Arrivati dalla Campania»

Intervista al capo dell'ufficio requirente: «Non mi sarei mai aspettato che in quel luogo ci fossero tutte quelle tonnellate di rifiuti, addirittura radioattivi»

di Cristina Iannuzzi
19 maggio 2020
18:37
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«Non mi sarei mai aspettato che in quel luogo ci fossero tutte quelle tonnellate di rifiuti, addirittura radioattivi». Così il capo della procura di Vibo Valentia Camillo Falvo commenta il sequestro della fabbrica dismessa trasformata in una tomba di veleni, nella frazione Porto Salvo. Alle prime ore del mattino si sono presentati i carabinieri per sigillare l'area di circa 100 mila metri quadri, recintati da un muretto divelto in più punti. Il cancello principale si affaccia sulla trafficatissima strada provinciale 522. Tutto intorno altre entrate, una ventina in tutto. Nessun lucchetto che ne impedisse l'accesso.

 

Il pascolo nel terreno inquinato

Tant’è che in questo terreno pascolavano liberamente le pecore. Lo confermano anche i vicini, abituati a vedere quei «sette manufatti pericolanti ed in totale stato di abbandono e fatiscenza», che spuntavano dalla folta vegetazione. Il gregge, un centinaio di pecore, è di un uomo che nel bel mezzo delle operazioni di sequestro si è presentato ai militari per rivendicare la proprietà del bestiame. «Non sapevo ci fossero rifiuti pericolosi, me lo sta dicendo lei in questo momento – commenta sorpreso ai microfoni di LaCnews24 -, i miei animali non facevano nulla di male, se non brucare l’erba». Ecco, appunto. Nulla di male se nel terreno non fossero stati rinvenuti rifiuti radioattivi che sicuramente ne hanno compromesso la salubrità.

Se i veleni siano finiti nelle falde acquifere lo accerterà la magistratura che sta indagando su un possibile traffico di rifiuti illeciti provenienti dalla Campania. «Se ciò dovesse essere accertato – chiarisce il procuratore - l'indagine passerà alla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Per ora si indaga contro ignoti per i reati di gestione di rifiuti non autorizzati e inquinamento ambientale.

 

L'incendio nel 2018 non destò sospetti

Nel 2018, in uno dei fabbricati, quello contenente le ecoballe, scoppiò un incendio. L'intervento dei vigili del fuoco permise di portare alla luce la situazione di degrado e abbandono in cui versava l'intera area. La scoperta dei rifiuti segnalata anche all’Arpacal, servì a ben poco. Non seguì alcun provvedimento. Tant'è che i responsabili hanno continuato indisturbati a sversare il materiale.

 

Traffico illecito alla luce del sole

Possibile che nessuno si sia accorto di nulla? Che nessuno abbia segnalato quello strano traffico di tir? «La cosa che più mi preoccupa – ammette – è che il sito si trova a ridosso di una strada trafficata, non in un luogo inaccessibile». Possibile, si domanda Camillo Falvo che sia stato «così facile portare tutte queste ecoballe in una fabbrica dismessa?». Il procuratore è intenzionato ad andare a fondo: «Siamo al lavoro per individuare i responsabili di questo disastro ambientale e accertare le responsabilità di ognuno».

 

«Bisogna intensificare i controlli»

Il capo della procura di Vibo Valentia si appella infine alle autorità preposte: forze dell'ordine e amministrazioni pubbliche che «devono incrementare i controlli del territorio per quanto sia difficile e per quanto lo stiano già facendo». «A volte basterebbe un po’ di buon senso. Basterebbe ad esempio installare nei punti critici le foto trappole. Non ci vuole molto, solo buona volontà...»

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