Nel quartiere Pennello due residenti, padre e figlio, denunciano i disagi provocati dalle piogge. In via Savona l’acqua invade strada e garage: «Basta un acquazzone di un quarto d’ora per ritrovarci con l’acqua in casa».Il torrente Antonucci è quello che fa più paura
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«Le nostre cose appese come soppressate, per salvarle dagli allagamenti». Così Giuseppe e Francesco Ceniti, padre e figlio residenti nel quartiere Pennello di Vibo Marina, hanno sistemato le loro cose nel garage della loro abitazione che puntualmente si allaga.
Sulle pareti sono ancora visibili i segni lasciati dall’acqua, arrivata in passato fino a circa un metro di altezza. Per evitare che biciclette e altri oggetti vengano danneggiati, sono stati costretti a sistemarli in alto, appesi al soffitto. Anche una sedia a rotelle è stata sollevata da terra.
Il problema, spiegano, riguarda soprattutto il deflusso delle acque piovane. Quando i tombini si intasano, l'acqua si accumula lungo la strada e raggiunge le abitazioni. Una situazione che interessa anche altre zone del quartiere.
«Mi appello nuovamente alle istituzioni», dice Francesco Ceniti, che già in passato aveva manifestato pubblicamente la sua preoccupazione. «Chiedo ancora una volta che vengano sistemate queste grate e questi tombini».
Dieci giorni fa, una pioggia di fine estate è stata sufficiente per provocare nuovamente l'allagamento. Per Francesco il ricordo torna anche alla devastante alluvione del 3 luglio 2006: «A distanza di vent'anni la situazione è tale e quale, se non peggio», sostiene.
«Basta un quarto d'ora e diventa una piscina»
«Ogni volta che piove siamo costretti a togliere le auto, metterle al sicuro e cercare di salvare il salvabile. Quando arriva un temporale la strada diventa una piscina a cielo aperto – racconta Francesco –. Noi dobbiamo scendere dalle abitazioni e cercare di intervenire, sempre che ce ne accorgiamo in tempo».
Tombini e corsi d'acqua sotto osservazione
Nel mirino dei residenti ci sono anche le condizioni dei corsi d'acqua. A pochi metri dalle abitazioni scorre il torrente Antonucci (nella foto), dove, come documentato dai residenti, la vegetazione spontanea e le sterpaglie occupano parte dell'alveo.
La richiesta è quindi duplice: interventi periodici sui tombini e sulla rete di raccolta delle acque piovane, ma anche manutenzione e pulizia dei corsi d'acqua, soprattutto in vista della stagione delle piogge.
«La manutenzione deve essere fatta in maniera periodica e costante nel tempo – sostiene Francesco –. Non una volta all'anno».
A raccontare quanto la situazione possa diventare difficile è il padre di Francesco. Il suo ricordo va a un episodio dello scorso anno, quando un forte acquazzone provocò un rapido innalzamento dell'acqua.
Giuseppe si trovava fuori regione per lavoro e seguiva la situazione attraverso le telecamere installate nell'abitazione.
«La scena che mi ha colpito di più è stata vedere mio figlio prendere i miei nipotini. Uno aveva un anno e l'altro sette. Li ha portati ai piani superiori perché erano preoccupati e si erano messi a piangere. Non possiamo vivere così. È una situazione che va avanti da anni e nessuno la prende veramente in considerazione».
Da qui l'appello alle istituzioni affinché vengano programmati interventi di manutenzione prima dell'arrivo delle piogge più intense.




