Violenza in citta’

Aggredito dal branco a Reggio, l’esperto: «Violenza frutto di marginalità. Servono educazione e prevenzione»

VIDEO | L’episodio di violenza che ha visto un gruppo accanirsi contro un solo ragazzo desta preoccupazione e crea un allarme sociale. Ecco il punto di vista dello psicologo Rocco Chizzoniti

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di Anna Foti
3 agosto 2022
20:00

«Se ancora ci ritroviamo ad assistere ad un gruppo che aggredisce un ragazzo solo è evidente che siamo di fronte a un serio fenomeno di marginalità». Contribuisce con la sua competenza, Rocco Chizzoniti, psicologo e psicoterapeuta, socio dell’articolazione reggina dell’associazione Psicologi Liberi Professionisti (Plp), a spiegare quanto avvenuto la sera di domenica scorsa sul lungomare Falcomatà.

Ha, infatti, molto più che solo turbato la movida reggina l’aggressione di un solo ragazzo da parte di un gruppo, immortalato da un passante in un video divenuto subito virale. Un episodio che dovrebbe interrogare tutta la comunità, istituzioni e cittadinanza, su un livello di convivenza civile che troppo spesso incorre in questi gravissimi cortocircuiti.


La psicologia del branco

«Purtroppo da manuale è quanto accaduto. Ad agire è stato un branco dentro il quale le persone non si sentono direttamente responsabili delle azioni poste in essere in modo collettivo. Quando i gruppi si contraddistinguono per comportamenti violenti e prevaricatori, l’adesione a esso e l'adeguamento alle decisioni come meccanismo di appartenenza degenerano nella partecipazione a queste azioni per le quali, proprio perché è il gruppo a decidere, non ci si sente in colpa né si prova rimorso. Ovviamente l’identità individuale, che potrebbe anche essere ispirata a valori diversi, in quel momento soccombe rispetto a quella del gruppo e alla necessità di sentirsene parte», ha spiegato ancora lo psicologo Rocco Chizzoniti.

Spazi lasciati liberi, da chi avrebbe la responsabilità di popolarli, e occupati in altro modo, espongono le persone in formazione, quali sono i giovani, al rischio di adesione a modelli deviati e moralmente disimpegnati.

Il vuoto educativo

«In questo grave episodio potremmo ravvedere un profondo vuoto educativo per colmare il quale famiglie e istituzioni devono intervenire. In assenza di riferimenti solidi, un ragazzo tende a cercarli in un gruppo e se la società, in luogo di alternative positive, propina dimensioni in cui in cui il rapporto tra pari non sia sano e le relazioni non improntate al rispetto e all’inclusione, ecco che per sentirsi parte di qualcosa di importante si paga il prezzo di veicolare e addirittura praticare violenza e sopraffazione», ha evidenziato ancora l’esperto.

Educazione e prevenzione prerogative della società

Famiglia, scuola, istituzioni, contesto sociale, comunità: nessuno può chiamarsi fuori ed è indispensabile analizzare e, evidentemente, rivedere e rafforzare i meccanismi educativi e preventivi.

«Centriamo tutti con quanto avvenuto perché la società ha tante componenti e tutte sono coinvolte dinnanzi a eventi di tale allarme sociale. Le scuole dovrebbero potenziare, laddove già si facciano, e attivare, laddove ancora non si facciano, progetti di prevenzione rispetto alle piaghe della violenza e del bullismo. Ma la prevenzione, come l’educazione, è prerogativa altrettanto diffusa che chiama in causa tutti», ha concluso Rocco Chizzoniti, psicologo e psicoterapeuta, socio dell’articolazione reggine dell’associazione Psicologi liberi professionisti (Plp).

Giornalista
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