Arresti a Catanzaro, le strategie del gruppo Lobello per schermare beni e partecipare agli appalti

Legati ad esponenti della 'ndrangheta, i tre imprenditori avrebbero beneficiato della compiacenza di collaboratori e parenti intestandogli società allo scopo di bypassare le interdittive antimafia e proteggere il patrimonio familiare dai sequestri 

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di Luana  Costa
11 marzo 2021
15:57
Il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri
Il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri

Nel 2016 erano stati colpiti da una interdittiva antimafia emessa dalla Prefettura di Catanzaro, ma questo non gli aveva impedito di costruire una fitta rete di società intestate fittiziamente a collaboratori e parenti con l'obiettivo di schermare il patrimonio sociale dalla possibile applicazione di misure di prevenzione patrimoniali; tutte però direttamente riconducibili al gruppo Lobello. Colpiti da ordinanze di misura cautelare con l'accusa di intestazione fittizia di beni e concorso esterno in associazione mafiosa Antonio Lobello (arresti domiciliari), Giuseppe Lobello (custodia cautelare in carcere) e Daniele Lobello (arresti domiciliari), imprenditori catanzaresi legati a filo doppio, secondo l'ipotesi della Dda, al clan Arena di Isola Capo Rizzuto e alla famiglia Mazzagatti di Oppido Mamertina.

L'imprenditore che riscuoteva il pizzo

In particolare, Giuseppe Lobello, 51 anni di Simeri Crichi titolare e amministratore di fatto delle aziende Strade Sud, Trivellazioni speciali, Consorzio Stabile Zeus e Consorzio Stabile Genesi si sarebbe posto da intermediario tra i vertici della cosca Arena e alcuni imprenditori soggetti ad estorsione per lavori svolti nella zona del catanzarese, raccogliendo i ratei delle estorsioni e consegnandoli alle scadenze prestabilite per evitare che la presenza di soggetti riconducibili al clan nei cantieri potesse attirare l'attenzione delle forze dell'ordine. In tal modo avrebbe ottenuto una posizione dominante nell'esecuzione di lavori edili su Catanzaro, ovvero la protezione dalle pretese estorsive di altri gruppi criminali.


Il giro di denaro

Le indagini bancarie e patrimoniali condotte dal nucleo di polizia economica e finanziaria della Guardia di Finanza di Catanzaro avrebbe consentito così di disvelare un vero e proprio sistema fraudolento, teso ad occultare la riconducibilità di svariate imprese alla famiglia Lobello, che in tal modo continuava ad ammininistrarle e a percepire i proventi delle relative attività. Attraverso queste società fittizie il gruppo imprenditoriale partecipava a numerose gare di appalto, facendo eseguire i lavori aggiudicati ad altre società a loro riconducibili, i cui corrispettivi, dopo essere confluiti sui conti correnti delle imprese appaltattici fittiziamente intestate a terzi, venivano movimentati, su disposizione del gruppo Lobello, dai collaboratori del gruppo - ragionieri o intestatati fittizi - dopo una sequela di operazioni bancarie.

I prestanome

Tutto ciò è stato reso possibile grazie alla compiacenza di una serie di prestanome tutti collegati alla famiglia Lobello: Giuseppe e Domenico Rotella (arresti domiciliari) sono i fratelli della moglie di Giuseppe Lobello; Caterina Garcea (indagata) è la moglie di Daniele Lobello; Pietro Garcea (indagato) è il fratello di Caterina Garcea; Anna Rita Vigliarolo (arresti domiciliari) è la moglie di Domenico Rotella; Francesco Iiritano (arresti domiciliari) è un tuttofare dei Lobello oltre a figurare come presidente del Consorzio Stabile Zeus e lavora stabilmente negli uffici amministrativi di Trivellazioni Speciali e Cal.Bi.In; Gaetano Oliveti (indagato) è il titolare della Presila, unica impresa parte del Consorzio Stabile Zeus rimasta in piedi dopo l'avvicendamento di imprese creato a seguito dell'adozione dell'interdittiva antimafia della Cantieri Edili.

I ragionieri

Tra i ragionieri "prestanome" figurano, invece, Vitaliano Fulciniti (misura interdittiva), Vincenzo Pasquino (arresti domiciliari), Salvatore Rosario Puccio (non indagato), Pasquale Torchia (misura interdittiva), cognato del ragioniere Puccio, Antonio Capellupo (indagato) collaboratore dello studio Puccio e Pasquale Vespertini (misura interdittiva).

Il doppio filo con i clan

Le attività coordinate dalla direzione distrettuale antimafia di Catanzaro avrebbero, inoltre, consentito di accertare i collegamenti del gruppo Lobello con le cosche di 'ndrangheta degli Arena di Isola di CapoRizzuto e degli Scerbo di San Leonardo di Cutro nonché con esponenti delle cosche Farao di Cirò Marina e Mazzagatti-Rustico di Oppido Mamertina. Infatti, già nel maggio 2007 Antonio, Giuseppe e Daniele Lobello risultavano iscritti sul registro degli indagati con l'accusa di associazione di stampo mafioso. Quelle indagini contenevano in germe, quel che poi sarebbe stato accertato attraverso l'odierna indagine.

La statale 106

Ad esempio, le difficoltà incontrate dal gruppo Lobello ad ottenere le certificazioni antimafia per le proprie imprese, indispensabili per partecipare alle varie gare d'appalto e, in particolare, quella per la fornitura di calcestruzzo e altro materiale per la costruzione della nuova Strada Statale 106 ionica nel tratto Simeri Mare -Squillace. Già in quegli anni, infatti, si era verificato un rilevante giro di compravendite di quote societarie relative ad imprese riconducibili al gruppo ed, in particolare, delle società: Cantieri Edili, Iniziativa 83, Costruzioni Futura, Metalcantiere Lobello, Simeri Duemila, Cal.Bi.In, D&D Immobiliare Costruzioni, Strade Sud, S.A.R. Immobiliare e Trivellazioni Speciali.

Operazione di facciata

Le cessioni e gli acquisti di porzioni del capitale sociale, alcune volte verificatisi nel giro di pochi mesi, tra gli stessi soggetti e per le medesime quote, a parere degli investigatori evidenziano che la ragione sottostante a tali operazioni non era di natura economico-finanziaria ma meramente dettata dalla necessità di ripulire la compagine sociale dalla presenza di nominativi che impedivano il rilascio della certificazione antimafia, sostituendoli con prestanome compiacenti e fidati reperiti nell'ambito familiare

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Giornalista
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