Il Tribunale di Vibo Valentia, presieduto dal giudice Gabriella Lupoli, ha assolto perché il fatto non sussiste Francesco Antonio Pardea, 40 anni, di Vibo, finito sotto processo per una serie di violazioni della sorveglianza speciale risalenti a ben dieci anni fa. L’ufficio di Procura aveva chiesto la condanna alla pena di un anno e 8 mesi di reclusione. Il Tribunale ha tuttavia accolto le argomentazioni dei difensori, gli avvocati Diego Brancia e Caterina Piperno, ritenendo che vada esclusa la responsabilità penale poiché la mera frequentazione occasionale con pregiudicati, o soggetti con precedenti di polizia, non costituisce reato per un sorvegliato speciale ai sensi del testo unico antimafia.

Francesco Antonio Pardea all’epoca dei fatti si trovava sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di Vibo per la durata di quattro anni, emessa in data 14 luglio 2010 dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale (eseguita il 23 marzo 2016). Secondo l’originaria ipotesi accusatoria, avrebbe violato la prescrizione di non associarsi abitualmente a persone che hanno subito condanne, o sono sottoposte a misure di prevenzione o di sicurezza, frequentando i seguenti soggetti: in data 18 maggio 2016 e il 22 febbraio 2017 Domenico Camillò, di 32 anni, di Vibo Valentia; il 22 gennaio 2017 e il 13 marzo 2017 Giuseppe Camillò, 52 anni, anche lui di Vibo; il 22 febbraio 2017 Luigi Federici, 28 anni, di Vibo Valentia; il 13 marzo 2017 Bartolomeo Arena, 50 anni, di Vibo Valentia (dall’ottobre 2019 collaboratore di giustizia).

Il profilo di Francesco Antonio Pardea

Francesco Antonio Pardea, tra i principali imputati del maxiprocesso Rinascita Scott, è ritornato in libertà nel dicembre dello scorso anno poiché in seguito ad una pronuncia della Cassazione la pena a lui inflitta non è ancora divenuta esecutiva e la condanna è da rideterminare. Francesco Antonio Pardea è stato in particolare condannato a 14 anni e 8 mesi in primo e secondo grado (con un incidente di esecuzione che aveva portato la condanna a 12 anni di reclusione).

La Cassazione ha però ordinato una rivisitazione della pena dopo l’annullamento senza rinvio dell’aggravante derivante dal finanziamento delle attività economiche controllate con il provento di delitti. Il rinvio al giudice d’appello riguarda quindi solo la determinazione della pena. Nel frattempo è stato raggiunto da una nuova misura di prevenzione della sorveglianza speciale, con obbligo di soggiorno nel comune di residenza, decisa dal Tribunale su iniziativa della Divisione Anticrimine della Questura di Vibo.
Francesco Antonio Pardea – ritenuto tra gli esponenti di spicco dell’omonima ‘ndrina di Vibo Valentia (alias ‘ndrina dei “Ranisi”) – si trovava sino a dicembre dello scorso anno ristretto in regime di carcere duro (articolo 41 bis dell’ordinamento penitenziario). Nel maxiprocesso Rinascita Scott risponde quale vertice dell’omonima associazione mafiosa e per reati legati alle estorsioni e alla detenzione di armi. La nuova sottoposizione alla sorveglianza speciale – sulla base delle segnalazioni di polizia e carabinieri – lo obbliga a non poter uscire dal territorio comunale di Vibo Valentia, a dover firmare presso gli uffici di polizia giudiziaria e a non poter uscire di casa la sera sino alle 7 del mattino, oltre a non potersi accompagnare a pregiudicati.