Una svolta nella vicenda giudiziaria che vede coinvolto l’imprenditore Rocco Farfaglia, già amministratore di una società successivamente dichiarata fallita dal Tribunale di Vibo Valentia. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di condanna per bancarotta fraudolenta aggravata, disponendo il rinvio degli atti alla Corte d’Appello di Catanzaro, che dovrà pronunciarsi nuovamente con un collegio in diversa composizione.

La decisione è arrivata il 6 ottobre, al termine dell'esame del ricorso presentato dai difensori dell’imprenditore vibonese, gli avvocati Francesco Gambardella e Vincenzo Trungadi. Il pronunciamento della Suprema Corte interviene dopo due gradi di giudizio nei quali era stata riconosciuta la responsabilità penale di Farfaglia.

Le condanne in primo e secondo grado

La vicenda giudiziaria trae origine dal fallimento della società amministrata dall’imprenditore, a seguito del quale la Procura della Repubblica di Vibo Valentia aveva formulato nei suoi confronti l'accusa di bancarotta fraudolenta aggravata.

Al termine del processo di primo grado, il Tribunale di Vibo Valentia aveva condannato Farfaglia a cinque anni e sei mesi di reclusione, ritenendolo responsabile del reato contestato.

La sentenza era stata successivamente impugnata dinanzi alla Corte d’Appello di Catanzaro che, il 29 gennaio 2026, aveva confermato il giudizio di responsabilità, accogliendo tuttavia il motivo di impugnazione relativo al trattamento sanzionatorio. La pena era stata quindi ridotta a quattro anni e sei mesi di reclusione.

Contro questa decisione i difensori dell’imprenditore avevano proposto ricorso alla Corte di Cassazione, contestando sia la ricostruzione delle responsabilità sia alcuni aspetti relativi alla regolarità del procedimento.

Le questioni sollevate dalla difesa

Nel ricorso, gli avvocati Gambardella e Trungadi hanno sostenuto, in primo luogo, che gli elementi di prova acquisiti consentissero di escludere una gestione illegittima del patrimonio societario da parte dell’imprenditore.

Accanto alle contestazioni riguardanti il merito della vicenda, la difesa ha sollevato anche specifiche questioni di carattere processuale.

Una prima eccezione ha riguardato la composizione del collegio giudicante di primo grado, del quale aveva fatto parte un magistrato proveniente da un altro distretto. Secondo la prospettazione dei difensori, il magistrato non avrebbe potuto far parte del collegio, con una conseguente violazione del principio del giudice naturale.

Un’ulteriore questione ha riguardato gli effetti di un precedente decreto di archiviazione, pronunciato anni prima in relazione allo stesso fatto, successivamente valorizzato nell’ambito della contestazione di bancarotta fraudolenta.

La decisione della Cassazione

All’udienza del 6 ottobre, il Procuratore generale presso la Corte di Cassazione aveva chiesto il rigetto del ricorso, mentre i difensori dell’imprenditore ne avevano sostenuto l’accoglimento, illustrando le ragioni delle contestazioni formulate.

Nella tarda serata è arrivata la decisione della Suprema Corte, che ha accolto il ricorso difensivo, annullando la sentenza di condanna e disponendo un nuovo giudizio davanti alla Corte d’Appello di Catanzaro, in diversa composizione.

Il procedimento dovrà dunque tornare all’esame dei giudici d’appello.