C’è una carta, tra le tante nella vicenda della maxi transazione tra Asp di Cosenza e Bff Bank, che ritrova centralità mentre le indagini della Procura di Milano si occupano della vicenda. E rischia di cambiare il peso di questa storia complicata. Non è una delibera e neppure un atto politico. È una lettera che arriva dall’ufficio legale dell’Asp di Cosenza: non dà risposte ma pone molte domande, tutte puntuali, su un accordo che fa discutere da anni. Non è stata firmata di recente ma contiene dubbi che, per chi l’ha redatta, erano chiari già ai tempi in cui la transazione da 39 milioni era stata appena perfezionata.

A firmarla è l’avvocata Silvia Cumino, all’epoca direttrice facente funzioni della divisione Affari legali dell’Azienda. Il tono è (ovviamente) tecnico, ma il contenuto è tutt’altro che burocratico. Si parla di verifiche impossibili nei tempi richiesti, di importi difficili da ricondurre con certezza ai titoli esecutivi, di migliaia di pagine – la mappa dei crediti vantati dalla banca – senza un collegamento chiaro tra crediti, contenziosi e versamenti. Con un nodo, su tutti: il rischio paventato di doppi pagamenti.

La richiesta di chiarezza arriva dall’interno, proprio mentre fuori si prova a chiudere i conti che finiranno (e sono ancora) sui tavoli di pm e investigatori della Guardia di finanza.

Transazione da 39 milioni: in 24 ore cambiano gli addendi

All’Ufficio legale a fine 2023 viene chiesto di procedere per quanto «di competenza» sull’accordo transattivo: Cumino chiede di capire bene di cosa si tratti e poi sollecita dei chiarimenti che fanno emergere una differenza macroscopica tra i contenuti della bozza di transazione del 15 dicembre 2023 e l’accordo del giorno successivo. In 24 ore la somma – i famigerati 39 milioni – resta uguale ma viene calcolata in maniera totalmente diversa. Se nella prima si fa riferimento a 8,7 milioni di decreti ingiuntivi elencati a pagina 2, nel secondo questa cifra scompare e – ad esempio – si parla di 13,6 milioni quali fatture presenti in contabilità. «È la somma che fa il totale», avrebbe detto Totò. Qui gli addendi a un giorno di distanza sono totalmente rivoluzionati. È soltanto il primo inciampo.

La vecchia transazione tra Asp e Bff Bank

La seconda domanda posta dall’Ufficio legale va oltre i formalismi: «Gli importi richiesti a titolo di interessi e accessori indicati nella bozza del 15 dicembre (complessivamente pari a 20 milioni di euro) e gli interessi e gli accessori quantificati nell'atto transattivo del 16 dicembre (confluiti nella nota debito dell'importo di 23,5 milioni di euro), non di facile lettura, tengono conto degli atti transattivi già definiti e dei pagamenti già effettuati?». Qui la questione si apre al rapporto storico tra l’Asp di Cosenza e Bff Bank, specializzata nel recupero dei crediti dalle amministrazioni pubbliche. Cumino, infatti, fa riferimento a una vecchia transazione del 2017 per la quale «l’Asp ha disposto il pagamento della sorte capitale liquidata e del 60% dei relativi interessi, con rinuncia da parte di Bff, in relazione agli importi pagati, del residuo del 40% e di ogni ulteriore pretesa) e dei pagamenti già disposti in esecuzione delle delibere dei Commissari ad acta».

La domanda esplicita non c’è (e non può esserci) ma suona come una richiesta: sicuri di aver fatto bene i conti e che nei 39 milioni non ci siano somme già liquidate?

Le otto sentenze favorevoli all’Asp di Cosenza

Altra richiesta, questa volta esplicita: la missiva dell’Ufficio legale chiede se «nel calcolo degli interessi e degli accessori» si siano «considerate le sentenze di seguito riportate». Arriva l’elenco: le prime cinque sono decisioni «neppure citate nell’atto transattivo» in cui il Tribunale di Cosenza – tra il 2022 e il 2023 – «ha ritenuto non dovuta la sorte capitale (e dunque gli accessori) per mancanza del fondamento contrattuale». Stesso dubbio per una sentenza del Tribunale di Milano (all’epoca impugnata da Bff in Appello) che «ha respinto “la domanda di pagamento relativa alla somma di 2,8 milioni di euro a titolo di interessi di mora” avanzata da Bff» e ha ricalcolato la decorrenza degli interessi.

Ancora: nel 2022 la Corte d’Appello di Milano (questo atto all’epoca era stato impugnato davanti alla Corte di Cassazione) aveva confermato una sentenza con cui il Tribunale di Milano aveva revocato un decreto ingiuntivo del 2016 «per mancata prova del fondamento contrattuale del credito azionato». L’ultima richiesta di controllo riguarda una sentenza della Cassazione del 2016 relativa a una controversia tra Asp di Cosenza e Banca Farmafactoring in cui era stata rilevata la nullità delle obbligazioni azionate nei confronti dell’Asp in mancanza di contratto stipulato all’esito di procedura a evidenza pubblica. L’Ufficio legale, dunque, mette in fila otto sentenze favorevoli all’Azienda sanitaria bruzia e chiede se siano state tenute in considerazione nella maxi transazione da 39 milioni. Tutto materiale destinato a interrogare gli inquirenti a caccia di riscontri.

Da Bff una nota di debito di 3400 pagine senza riferimenti chiari

Domanda: «Bff ha rinunciato al 100% degli interessi» sui procedimenti definiti con le otto sentenze («ritenuti non dovuti dal Giudice») e in relazione agli altri giudizi pendenti in cui è stata eccepita la mancanza del fondamento contrattuale?». Sono richieste inevitabili perché, per l’Ufficio legale, questi dettagli milionari non sarebbero «verificabili» né nella transazione né nella bozza.

Colpa della struttura stessa della nota di debito, un “mostro” di 3.419 pagine che «si limita a riportare la data e il numero della fattura, con la data di inizio e di fine calcolo degli interessi, apparentemente senza alcun collegamento ai titoli esecutivi. In sostanza non c’è modo di «escludere che gli interessi richiesti non siano stati già pagati dall’Asp in esecuzione di atti transattivi già stipulati». L’ombra delle fatture pagate due volte aleggia sull’accordo da più di due anni: tocca alla Procura di Milano capire cosa sia accaduto e destreggiarsi in una mole enorme di documenti. La lettera siglata al principio di questa storia può funzionare da bussola per ricostruire i passaggi tecnici di una storia che continua a creare apprensione negli uffici di via Alimena. La transazione da 39 milioni nasce per chiudere una partita. Ma le domande sollevate suggeriscono che quella partita potrebbe non essere mai stata completamente chiarita.