Un bunker sotterraneo per coltivare marijuana scoperto a Taurianova: video

Arrestati padre e figlio. Rinvenuta una sofisticata piantagione di 49 piante di canapa in pieno stato vegetativo

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di Redazione
17 luglio 2020
08:13

I carabinieri della stazione di San Martino di Taurianova e di Taurianova, insieme ai colleghi Cacciatori dello squadrone eliportato di Vibo Valentia, hanno tratto in arresto Marco Recupero, 33enne pluripregiudicato di Taurianova e il padre Salvatore Recupero 62enne, in quanto ritenuti responsabili in concorso dei reati di coltivazione e detenzione di sostanza stupefacente del tipo marijuana e furto aggravato di energia elettrica.

In particolare, i militari sospettando che i due arrestati coltivassero marijuana, hanno svolto una perquisizione in una loro proprietà rurale di Taurianova, ben protetta da muri perimetrali e da un professionale sistema di videosorveglianza.

Oltre a varie buste con marijuana già essiccata, due piante di cannabis alte circa 80 centimetri e vari strumenti di pesatura e preparazione della sostanza, il tutto trovato in superficie, i carabinieri avrebbero notato una anomala botola che portava in un sotterraneo. Una volta aperta, scesi di qualche metro con una improvvisata scala e superata una porta in ferro, i militari si sarebbero trovati davanti una sofisticata piantagione composta da 49 piante di canapa con una altezza di circa 80 centimetri l’una, in pieno stato vegetativo, con annesso impianto di ventilazione, illuminazione, aerazione e irrigamento automatico, nonché costosi dispositivi di temporizzazione.  

Le pareti erano coperte anche da alluminio per mantenere la temperatura e le condizioni interne ottimali. Una sorta di bunker dove però non era nascosto un latitante ma cresciuta una piantagione di marijuana ad alta produttività. Le piante, lo stupefacente e tutti i dispositivi rinvenuti sono stati sequestrati, e la sostanza sarà sottoposta ad analisi tossicologica. Una volta messa sul mercato illegale, i numerosi chili di marijuana potenzialmente prodotta e venduta al dettaglio al grammo, avrebbe fruttato diverse decine di migliaia di euro.

Il professionale impianto era inoltre alimentato abusivamente da un collegamento alla rete elettrica pubblica, disattivato da personale tecnico intervenuto. La perquisizione è stata estesa nelle abitazioni dei recupero, dove èsarebbe stato individuato un ulteriore allaccio abusivo alla rete elettrica che alimentava sia l’abitazione di Salvatore Recupero, sia un vicino esercizio pubblico di alimenti a lui riconducibile.

 

I due quindi, sorpresi nel terreno della piantagione e titolari delle forniture di energia elettrica illecitamente asportata anche per far crescere le piante, sono stati arrestati in flagranza dai carabinieri della compagnia di Taurianova e il trentenne pregiudicato condotto in carcere, mentre il padre ristretto ai domiciliari fino al giudizio di convalida, a seguito del quale, il tribunale di Palmi ha convalidato gli arresti e confermato il carcere per Marco Recupero e i domiciliari per il padre. 

 

L’intervento rientra nella più ampia e diffusa azione dei carabinieri della Piana di Gioia Tauro nel contrasto alla coltivazione di cannabis nel territorio, che ha già consentito di recente di individuare e distruggere una piantagione di 1.500 piante a San Ferdinando, a conferma di una sempre incisiva e pervasiva azione di contrasto al fenomeno disposta e coordinata dal Gruppo carabinieri di Gioia Tauro.

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