Polemica sul progetto in corso a Soverato “Il diritto di avere diritti”, la replica dopo la presa di posizione dell’ANM del capoluogo per il mancato coinvolgimento di giudici e pm negli incontri formativi sul referendum
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La Camera Penale di Catanzaro interviene «per chiarire la nota diffusa dalla sezione locale dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM), rimbalzata ieri su giornali locali e nazionali, che descrive in modo inesatto le attività formative svolte dai nostri avvocati nell’ambito del progetto “Il diritto di avere diritti».
«La confusione mediatica generata dall’equivoco di fondo in cui è incorsa l’ANM – prosegue la nota firmata dal Consiglio direttivo della Camera Penale di Catanzaro nelle persone della segretaria e dal presidente Antonella Canino e Francesco Iacopino – impone una immediata replica per fare chiarezza e arginare derive speculative già in atto. Non esiste alcun protocollo o accordo con il Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM), e l’Osservatorio MIUR della Camera Penale di Catanzaro non è un organismo ministeriale, bensì un organo interno all’associazione, composto da avvocati penalisti. Il documento che circola, che è stato confuso con un fantomatico protocollo, è in realtà il programma biennale dell’Osservatorio territoriale della Camera Penale, elaborato nell’ambito delle attività interne, e non prevede alcun accordo con il MIM. Questo chiarisce il livello di approssimazione con cui sono state diffuse le ricostruzioni.
Si ricorda che la Camera Penale è un’associazione federata all’Unione delle Camere Penali Italiane (UCPI), che da anni ha un protocollo nazionale con il Ministero dell’Istruzione, finalizzato a promuovere iniziative di educazione alla legalità e alla cultura costituzionale nelle scuole secondarie. Il progetto “Il diritto di avere diritti” è un’iniziativa interna alla Camera Penale, realizzata dai suoi organi – in particolare dall’Osservatorio MIUR e dall’Osservatorio Giovani – coerente con le attività formative storicamente promosse dall’associazione. Prevede incontri didattici rivolti agli studenti delle scuole secondarie, articolati in due moduli di due ore ciascuno: il primo sui principi costituzionali fondamentali del sistema penale, il secondo sul giusto processo ex art. 111 della Costituzione, con simulazioni pratiche».
«Data l’attualità del tema, il modulo sul giusto processo – prosegue la nota della Camera Penale di Catanzaro – viene arricchito da un approfondimento sulla separazione delle carriere, coerente con il programma territoriale dell’Osservatorio e finalizzato a offrire agli studenti una visione completa e concreta del sistema giudiziario. Al termine degli incontri, gli studenti possono elaborare riflessioni critiche sui temi trattati, esercitando liberamente il proprio pensiero. Questa attività fa parte integrante del progetto ed è un normale esercizio di libertà democratica e di educazione alla legalità».
«Dispiace constatare – rileva il Consiglio direttivo – che questo equivoco sia stato rilanciato da figure di rilievo fino a richiedere chiarimenti al Ministero. La fretta di reagire e la superficialità nell’approfondire i fatti hanno finito per far perdere lucidità, trasformando una semplice incomprensione in uno scivolone di portata nazionale. Ci si augura che questo non sia il livello abituale di approfondimento. Nel tentativo di cogliere in fallo la Camera Penale e il MIM, l’urgenza ha sovrastato la riflessione, producendo effetti ben diversi da quelli immaginati».
«La Camera Penale di Catanzaro – conclude la nota – ha sempre agito nel rispetto del pluralismo delle idee. Ne è prova concreta la scelta di ospitare, sulla propria rivista giuridica, un confronto trasparente tra posizioni diverse sulla riforma della giustizia, con interventi sia favorevoli sia contrari, garantendo così una reale pluralità di voci. L’educazione alla legalità non significa imporre tesi precostituite, ma consentire agli studenti di conoscere i principi costituzionali e sviluppare un pensiero critico. In un sistema democratico, il pluralismo si realizza anche attraverso la pluralità delle voci, espresse in tempi e contesti diversi. La Camera Penale di Catanzaro respinge con fermezza ogni rappresentazione che lasci intendere un uso strumentale della scuola pubblica o una commistione impropria tra formazione e propaganda politica. L’auspicio è che il confronto su temi costituzionali si svolga su basi corrette, rispettando ruoli istituzionali e verità dei fatti, evitando allarmismi ingiustificati».


