L’avvocato Colonna evidenzia come Gregorio Lillo Odoardi non faccia più parte della compagine da aprile 2025. «Qualunque lettura del dissequestro come “legittimazione” o “via libera” alla ripresa di attività è fuorviante»
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«Il provvedimento di dissequestro attiene all’area (terreno agricolo) intestata al sig. Gregorio Lillo Odoardi, la quale è stata dallo stesso vincolata al consorzio agricolo Scavigno e rientra nel compendio funzionale e patrimoniale connesso alle attività consortili». È quanto si precisa in una nota trasmessa da Filomena Colonna, avvocato del consorzio agricolo Scavigno, proprietario della cantina Odoardi e titolare della attività di imbottigliamento, vendita e commercializzazione del vino Doc Scavigna.
La nota è stata diffusa per precisare alcune informazioni contenute in una precedente comunicazione inviata alla stampa e riguardante il dissequestro di un terreno agricolo di proprietà di Gregorio Lillo Odoardi. Secondo quanto evidenziato dal legale, quest’ultimo ha rivestito in precedenza la carica di presidente del consorzio agricolo Scavigno fino al 2015, «circostanza che impone di leggere correttamente l’inquadramento storico e giuridico dei beni e dei rapporti consortili, evitando semplificazioni che possano ingenerare fraintendimenti» scrive Colonna.
«Il Sig. Gregorio Lillo Odoardi risulta escluso dalla compagine del consorzio agricolo Scavigno dal mese di aprile 2025, come da definizione intervenuta in sede giudiziaria dalla corte d’appello di Catanzaro. Ne consegue che qualunque lettura del dissequestro come “legittimazione” o “via libera” alla ripresa di attività in capo al predetto soggetto non è conforme al quadro già accertato dalle autorità giudiziarie.
Tale circostanza non può essere confusa né sovrapposta alla legittimazione di attività produttive in capo a soggetti privi di titolo, né può essere utilizzata per accreditare la tesi di una “ripresa” dell’attività del Sig. Gregorio Lillo Odoardi presso la sede di Campodorato n. 35. Nocera Terinese.
La rappresentazione “semplificata” del contesto, oltre a essere fuorviante, omette elementi decisivi per comprendere correttamente la vicenda. È principio noto che la titolarità e i diritti di proprietà vengono accertati nelle sedi competenti, ambito civile, mentre l’autorità giudiziaria requirente esercita poteri di indagine nell’alveo delle attribuzioni previste legge. Ogni sovrapposizione impropria tra piani diversi (penale, civile, amministrativo) rischia di alterare la percezione pubblica e di alimentare narrazioni non aderenti agli atti».


