La Procura di Cosenza ha chiuso le indagini sull’ex sindaco di Carolei Francesco Iannucci e sugli altri indagati nel procedimento che comprende le ipotesi di adulterazione delle acque, turbativa d’asta e corruzione. Il fascicolo è coordinato dal pubblico ministero Antonio Bruno Tridico.

Il provvedimento arriva dopo l’ordinanza del gip di Cosenza Claudia Pingitore, che il 16 settembre 2026 aveva respinto tutte le richieste cautelari avanzate dalla Procura: il carcere per Iannucci e gli arresti domiciliari per gli altri sette.

La decisione cautelare aveva riconosciuto la sussistenza di gravi indizi esclusivamente nei confronti dell’ex sindaco e limitatamente alla presunta adulterazione delle acque. Nessuna misura era stata comunque applicata per l’assenza, secondo il giudice, di esigenze cautelari concrete e attuali.

Gli otto indagati nell’inchiesta

Il procedimento coinvolge, oltre a Francesco Iannucci, Francesco Iorio, Francesco Porco, Giovanni Ioele, Francesco Pulice, Paolo Filice, Andrea Forlino e Luigi Principe.

Gli indagati devono essere considerati non colpevoli fino a un’eventuale sentenza definitiva.

Il filone sull’acqua della sorgente Rupi

Secondo l’ipotesi accusatoria, Iannucci avrebbe consentito l’immissione nella rete idrica comunale dell’acqua proveniente dalla sorgente in località Rupi nonostante le analisi non conformi comunicate dall’Arpacal.

I campionamenti del 30 luglio 2024 avevano rilevato Escherichia coli e batteri coliformi. Ulteriori analisi effettuate nell’ottobre successivo avevano riscontrato valori alterati nel pozzetto collegato all’impianto. La ricostruzione investigativa si fonda anche sui consumi elettrici della pompa, sulle intercettazioni, sui servizi di osservazione e sulle immagini acquisite nell’area.

Per il gip, Iannucci, quale sindaco e autorità sanitaria locale, sarebbe stato a conoscenza delle comunicazioni sulla contaminazione. Le analisi favorevoli depositate dalla difesa si riferivano invece al 2020 e al 2022, quindi a periodi precedenti rispetto ai fatti contestati.

Il giudice non aveva riconosciuto gravi indizi nei confronti di Iorio e Porco. Entrambi avevano ammesso di aver azionato la pompa, sostenendo di aver eseguito le disposizioni ricevute senza conoscere gli esiti delle analisi.

Gli affidamenti per rete idrica e trasporto scolastico

Un secondo filone riguarda i lavori da 360mila euro per la manutenzione della rete idrica. La contestazione coinvolge Iannucci, il funzionario regionale Giovanni Ioele e l’imprenditore Luigi Principe.

Il gip aveva definito la procedura «censurabile ed illegittima», escludendo però la configurabilità della turbativa prevista dall’articolo 353-bis del codice penale. Nei confronti di Ioele, inoltre, l’unica conversazione intercettata non era stata ritenuta sufficiente per dimostrare un coinvolgimento diretto e consapevole.

La posizione di Francesco Pulice riguarda invece il servizio di trasporto scolastico. L’attività sarebbe stata affidata formalmente alla società Caramico ma svolta concretamente con autobus e conducenti di Aquilonia. Anche in questo caso il gip aveva escluso la gravità indiziaria, rilevando che gli affidamenti diretti non comportavano l’alterazione di un bando o di un atto equivalente.

Il servizio cimiteriale e l’ipotesi di corruzione

Le posizioni di Paolo Filice e Andrea Forlino, insieme a quella di Iannucci, riguardano l’affidamento alla Famm Group del servizio di custodia e manutenzione del cimitero comunale per 34.945,14 euro.

La Procura ipotizza che l’operatore fosse stato scelto prima della formalizzazione dell’affidamento e che l’incarico fosse collegato all’assunzione di persone indicate dagli amministratori.

Il gip aveva escluso la turbativa perché l’importo era inferiore alla soglia prevista per l’affidamento diretto. Non erano stati riconosciuti neppure gravi indizi dell’accordo corruttivo, poiché gli elementi raccolti non dimostravano uno scambio tra l’assegnazione del servizio e le assunzioni.

Perché non sono state applicate misure cautelari

Per Iannucci, pur in presenza di gravi indizi sul filone delle acque, il giudice aveva escluso il pericolo di reiterazione dopo le dimissioni irrevocabili del sindaco e dell’intera Giunta e il successivo commissariamento dell’ente.

Prima delle dimissioni, Iannucci aveva inoltre revocato l’ordinanza che consentiva l’utilizzo straordinario dell’acqua della sorgente. Era stato escluso anche il rischio di inquinamento probatorio, poiché il materiale documentale, tecnico e intercettivo risultava già acquisito.