La progettazione della mega opera che collegherà Catanzaro a Crotone è in uno stato avanzato. I proprietari chiedono di spostare il tracciato di pochi metri: «Ci sono danni incalcolabili per noi che abitiamo qui da settanta anni»
Tutti gli articoli di Cronaca
PHOTO
Ettari ed ettari di terreni si estendono a perdita d’occhio nelle campagne che fanno da cerniera tra Catanzaro e Crotone. È tra uliveti e campi incolti che verrà realizzato il nuovo tracciato della statale 106. La progettazione della mega opera, attesa da anni, è in uno stato avanzato.
A maggio Anas ha annunciato l’aggiudicazione definitiva degli ultimi cinque lotti alla ditta che dovrà eseguire la progettazione esecutiva e la realizzazione dell’opera. Si stima un anno all’avvio dei cantieri. Il terzo lotto attraverserà il comune di Andali, dove sorge una storica azienda agricola e zootecnica che dovrà essere abbattuta per far spazio al passaggio della strada a quattro corsie.
«L’ultima comunicazione da parte di Anas l’abbiamo ricevuta il 30 gennaio, una raccomandata di esproprio dell’immobile e dell’azienda» spiega Emanuela Maressa, figlia dei proprietari dell’azienda agricola. «Chiediamo di spostare la strada di pochi metri, anche perché il tracciato precedente non interessava l’immobile, il nuovo invece sì. È l’unica casa in zona in mezzo ad ettari ed ettari di terreno libero e per noi sarebbe un danno enorme».
In una prima fase il progetto non interessava l’area, successivamente per problemi idrogeologici il tracciato è stato spostato di pochi metri. Anas ha così espropriato abitazione e azienda agricola. «Ci sono danni incalcolabili, morali e psicofisici per la mia famiglia perché abitano qui da oltre settant’anni. Non si dorme più la notte, si è persa l’armonia di una famiglia felice. Per non parlare di mio fratello che è invalido civile, per lui sarebbe un trauma perché è nato e cresciuto qui. Spostare le proprie radici è difficile».
L’azienda agricola produce olio, cereali e formaggi, c’è anche un’attività casearia. L’unica fonte di reddito per la famiglia che ad Andali vive da oltre 70 anni. «Il nostro unico reddito proviene dall’azienda» specifica ancora Emanuela Maressa che aggiunge di aver avuto interlocuzioni con Anas in un primo momento.
«C’è stato un sopralluogo e inizialmente ci avevano proposto di ricostruire la casa e l’azienda, quindi noi eravamo abbastanza tranquilli. Poi hanno cambiato idea e adesso ci vogliono togliere via con quattro soldi che non sarebbero sufficienti nemmeno per ricostruire la casa. Ci sentiamo appesi ad un filo».