Dalla rotonda presidiata gli attivisti chiedono risposte al ministro dell’Agricoltura e non a Salvini. Nel mirino prezzi alla produzione, concorrenza dei prodotti esteri e una spesa che le famiglie non riescono più a sostenere.
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Gli agricoltori in presidio a Castrovillari non intendono lasciare la rotonda dove restano dalla mattina alla sera. A far partire la mobilitazione è stato il caro gasolio, ma chi partecipa al presidio chiede di guardare all’aumento generale del costo della vita, che a loro dire colpisce tutte le categorie. Anna Schettino, una degli attivisti lo spiega così: «Non c’è distinzione di lavoro o di categorie. È una lotta per tutti, contro il caro vita. Chiediamo a chi è di competenza di aiutare tutte le categorie di lavoro, non soltanto gli agricoltori». La stessa attivista ammette che una parte della cittadinanza non ha capito le ragioni della protesta e la considera una vertenza di settore: «Siamo rimasti un pochino isolati dalla popolazione, perché non ha recepito il problema. Pensano che sia lo sciopero dei trattori, ma noi non stiamo facendo lo sciopero degli agricoltori. Se siamo qua dalla mattina alla sera lo facciamo per tutti, per portare un pezzo di pane a casa ai nostri figli. Il carrello della spesa sta salendo alle stelle e non si riesce più a fare la spesa».
Domenico Genovese, poi, aggiunge una nota polemica, rivolta a chi nei giorni scorsi ha parlato di agricoltori di serie A e di serie B: «Se esistono davvero agricoltori di serie A e di serie B, quelli che hanno più bisogno di aiuto sono proprio quelli di serie B». Sul rapporto con la politica la linea del presidio è rimasta la stessa dal primo giorno: «Non accettiamo nessuna passerella politica. Non vogliamo bandiere di partiti o di associazioni. Andiamo avanti con le nostre forze, abbiamo soltanto bisogno di aiuto». Le misure arrivate finora, per i manifestanti, valgono poco più di un’elemosina e non bastano davanti a un problema che definiscono strutturale. Nel ragionamento entra anche il ricambio generazionale, in un territorio dove negli ultimi anni si è cercato di convincere i giovani a restare nei campi: «Che risposte diamo ai nostri figli a queste condizioni? Come posso dire a mio figlio di continuare a fare quello che ho fatto io, con quale prospettiva? Qui produciamo a X e fuori, sui mercati, vendono a X al cubo. Abbiamo prezzi aberranti alla produzione, a cominciare dalle olive». Ai prezzi bassi pagati ai produttori si somma la concorrenza dei prodotti importati. Gli agricoltori della zona lavorano con disciplinari rigidi, spendono molto per i fitofarmaci e non possono usare alcuni prodotti, mentre la merce che arriva dall’estero, secondo gli attivisti, non segue le stesse regole: «Nei supermercati troviamo tutti i prodotti dall’estero, dai peperoni alle banane. Dei nostri c’è pochissimo. Arrivano prodotti dall’Algeria, dal Marocco, dalla Spagna che non rispettano nessun disciplinare. Noi non riusciamo a essere competitivi e la gente mangia roba di bassissima qualità». Per questo un eventuale accordo sul carburante non chiuderebbe la protesta. Mentre il ministro dei Trasporti Matteo Salvini tratta con una parte delle rappresentanze, a Castrovillari chiedono un altro interlocutore: «Salvini non è il nostro referente. Il nostro referente è il ministro dell’Agricoltura Lollobrigida, è a lui che poniamo le nostre istanze. Il carburante è importante, ma è un discorso che riguarda soprattutto i camionisti. Ci aiutano con il gasolio, però non aiutano la filiera e non aiutano i nostri prodotti. Se domani dicono che il problema del gasolio è risolto, ci trovate ancora qua».
Anche Pasquale Scarcella, tra gli attivisti del presidio, esclude che basti un taglio di qualche centesimo sul gasolio e porta il discorso sui bilanci delle famiglie, dove i rincari pesano ogni giorno: «Le famiglie italiane non ce la fanno più ad arrivare alla fine del mese, e nemmeno ai primi cinque giorni. Chi andava a lavorare spendeva 100 o 150 euro al mese di gasolio, adesso siamo a 300 euro. Solo per recarsi al lavoro si spende il doppio». La sua richiesta finale riguarda tutte le categorie scese in piazza: «Siamo qui per combattere contro il carovita di tutti gli italiani, non solo per il gasolio. Vogliamo essere ascoltati, camionisti, agricoltori, operai e cittadini».

