C’è un presunto nuovo “reggente” nel clan degli italiani. Lo scrive la Dda di Catanzaro, nella persona del pubblico ministero antimafia Corrado Cubellotti, nel capo d’imputazione che ha portato all’arresto di Emanuele Apuzzo e Davide Naccarato, finiti in carcere per estorsione mafiosa ai danni di un imprenditore edile di Bisignano, aggiudicatario di tre appalti pubblici relativi alla realizzazione di opere di fognatura, del nuovo cimitero e di alcune rotonde stradali, lavori tuttora in corso. 

Le accuse 

Secondo l’impostazione accusatoria della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, Emanuele Apuzzo e Davide Naccarato avrebbero agito in concorso tra loro per consumare un’estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni dell’imprenditore edile, titolare di un cantiere attivo nel territorio di Bisignano, in contrada Marinella.

Le minacce, anche solo implicitamente prospettate, avrebbero fatto leva sulla possibilità di danni al cantiere o sull’incolumità personale dell’imprenditore e dei suoi familiari, inducendolo a corrispondere una somma di denaro qualificata come “pizzo”, quantificata inizialmente in una percentuale compresa tra il 2 e il 3 per cento del valore complessivo dell’appalto pubblico, poi definita in 3mila euro in contanti.

In questo contesto, gli inquirenti collocano un primo episodio il 24 ottobre 2025, quando Apuzzo, affiancato da Naccarato che avrebbe individuato la vittima e rafforzato la carica intimidatoria dell’azione, avanzava la richiesta estorsiva nei confronti dell’imprenditore. La richiesta, secondo quanto ricostruito, veniva formulata esplicitamente in nome e per conto del clan degli Italiani di Cosenza e, per la prima volta in un atto giudiziario della Dda di Catanzaro, facendo riferimento a Rinaldo Gentile, indicato come guida e reggente del sodalizio criminale, conosciuto negli ambienti malavitosi con l’appellativo di “zio Rinaldo”.

Nei giorni successivi la pressione sull’imprenditore sarebbe proseguita. Il 27 ottobre Apuzzo avrebbe reiterato la pretesa economica, rinegoziandola al ribasso nel 2 per cento del valore dei lavori. Il 10 novembre, secondo l’accusa, l’indagato avrebbe nuovamente sollecitato il pagamento, accompagnando la richiesta con frasi allusive alla propria appartenenza alla criminalità organizzata cosentina.

La vicenda si sarebbe conclusa il 22 dicembre 2025, quando Apuzzo, ancora in concorso con Naccarato, si faceva consegnare dalla vittima la somma di 3mila euro. Di questa cifra, 2.500 euro sarebbero rimasti nella disponibilità di Apuzzo, mentre 500 euro venivano consegnati a Naccarato. L’operazione avveniva sotto il controllo dei Carabinieri del Nucleo operativo della Compagnia di Rende, che procedevano all’arresto in flagranza di Emanuele Apuzzo.

Il nome “nuovo”

Il riferimento diretto a Rinaldo Gentile quale vertice del clan degli Italiani (un tempo guidato dal defunto Ettore Lanzino e attualmente riconducibile al boss di ‘ndrangheta Francesco Patitucci) sarebbe, per gli investigatori, un passaggio di particolare rilievo, perché segna la prima attribuzione formale del ruolo di “reggenza” del sodalizio cosentino all’interno di un capo di imputazione per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Una contestazione che potrebbe fare da “apripista” a nuovi scenari investigativi.