Colpo al clan dei Piscopisani, Gratteri: «Cosca violenta che voleva sostituirsi ai Mancuso»

VIDEO | I dettagli dell'operazione che questa mattina ha portato in carcere 31 persone. Alla conferenza stampa presenti i massimi vertici dell’Anticrimine e dello Sco provenienti da Roma

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di Giuseppe Mazzeo
9 aprile 2019
14:16
Nicola Gratteri
Nicola Gratteri

Una cosca «violenta», solo «apparentemente» minore, nella realtà «estremamente pericolosa», che si era messa in testa «una cosa inusuale: sostituirsi al clan Mancuso». Il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri dipinge così i piscopisani, gruppo criminale che avrebbe messo in atto «una lunghissima serie di reati, tutti tipici della ‘ndrangheta». Il capo dell’Antimafia si presenta in conferenza stampa alla Questura di Vibo Valentia con al suo fianco, oltre al padrone di casa Andrea Grassi, i massimi vertici della Polizia: il direttore centrale dell’Anticrimine, Francesco Messina, e il direttore del Servizio centrale operativo, Alessandro Giuliano. Oltre a loro, i capi delle Squadre mobili di Catanzaro e Vibo Valentia, Marco Chiacchiera e Giorgio Grasso.

 

Per smantellare il clan è stato fondamentale, secondo Gratteri, il supporto “romano”: «Qui il dipartimento ha inviato i migliori investigatori, hanno dimostrato di essere uomini di parola, e l’operazione di oggi è un lavoro di sintesi tra tutte le parti». Messina ha spiegato come questa inchiesta offra «uno spaccato chiaro dell’agire della ‘ndrangheta, con questa cosca che ha dimostrato grande capacità nel muoversi non soltanto nel suo territorio, ma anche fuori. Sono emersi comportamenti mafiosi, in alcuni casi estremamente violenti, tendenti ad estromettere dagli affari illeciti il clan da sempre egemone, quello dei Mancuso. È stato un lavoro in cui la Polizia ha mostrato grande competenza e conoscenza del fenomeno, mirabilmente diretta dalla Procura. Ormai sono tutti ben consci del fatto che la Calabria rappresenta una priorità non solo nazionale, ma anche mondiale». 

 

Giuliano, figlio dell’indimenticato commissario Boris Giuliano, ha rimarcato l’efferatezza della condotta dei piscopisani, «che hanno operato estorsioni a qualunque attività imprenditoriale», e la loro penetrazione nel tessuto economico del territorio: «L’intestazione fittizia di beni è il paradigma della capacità che hanno avuto di entrare nell’economia legale, al pari delle grandi cosche di ‘ndrangheta». Chiacchiera ha evidenziato come l’attività abbia permesso di mettere insieme una «lunga sequela di delitti», incastrati in una «visione articolata», in cui la «violenza è un connotato essenziale». Un ringraziamento da parte di Chiacchiera anche alle vittime che hanno testimoniato e collaborato. Grasso, infine, ha parlato degli aspetti pratici dell’indagine, caratterizzata da un lavoro tradizionale incrociato con le risultanze delle collaborazioni dei pentiti, soprattutto di Raffaele Moscato e Andrea Mantella, per un totale di oltre 50 indagati, nei confronti dei quali sarebbero state, a vario titolo, dimostrate «26 estorsioni, 9 danneggiamenti e 32 episodi di spaccio», tutti nel territorio comunale di Vibo Valentia.

 

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