Nello format Primi Piani “Il prezzo della bellezza” , riflettori accesi sul processo in corso, sul ricordo di ha perso la vita e sul coraggio di chi ha salvato altre vite a costo di perdere la propria
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«C’era un obbligo di impedire eventi di questo tipo». Il Pm Veronica Rizzaro è chiara. I sindaci di Francavilla, Cerchiara e San Lorenzo Bellizzi sono portati a rispondere del reato di omissione di atti d’ufficio. Un’accusa maggiore è rivolta al sindaco di Civita, Alessandro Tocci, imputato di omicidio colposo. A ripercorrere la tragedia del Raganello è lo speciale Primi piani, il format targato LaC andato in onda nelle scorse settimane.
L’ex procuratore Facciolla evidenzia il mancato impegno da parte del Comune nel segnalare le vie di fuga dal sito in caso di pericolo, ignorando le richieste del Soccorso Alpino. In aggiunta, il piano di sicurezza vigente al tempo dell’incidente risulta obsoleto. Chi è davvero responsabile dell’accaduto? Difficile stabilirlo, data la pluralità di entità che concorrono per l’interesse del parco del Raganello: l’Ente Parco, la comunità montana, i quattro comuni sopracitati. Lo scarica barile, in questi casi, viene quasi naturale. I sindaci di San Lorenzo Bellizzi, Antonio Cersosimo, e di Civita non si ritengono responsabili, dando piena colpa dell’accaduto a uno sfortunato evento climatico impossibile da controllare.
Le parole di Tocci: «Sono stato giudicato prima di tutto da me stesso, dalla mia famiglia, dai miei cittadini. Ma io sono innanzitutto un servitore dello Stato. Credo nella giustizia e non mi preoccupo di quello che avverrà perché non è stata mia la responsabilità.» Ma l’intervento dell’ex procuratore Facciolla è secco, tagliente: «Io al posto loro mi preoccuperei, facendomi un esame di coscienza».
Il ricordo delle vittime
Teresa Santopaolo ricorda il fratello Antonio come una persona fantastica e amorevole nei confronti della famiglia, che ha subito una morte assurda. L’altra sorella, Rosanna, lo ricorda come il pilastro della sua vita.
Felicetta Maurici stringe una foto del figlio Carlo scattata insieme alla compagna; insieme fino all’ultimo, anche nella tragedia che li ha visti scomparire.
Il 18 gennaio del 2017, a Farindola (Abruzzo), l’Hotel Rigopiano viene travolto da una slavina. Tra gli operatori di soccorso, c’è anche Antonio De Rasis, lo stesso che poi morirà il 20 agosto 2018 nel tentativo di salvare alcune persone del suo gruppo, in particolare i bambini. «Non ha cercato riparo. Come un capitano che non abbandona la sua nave, si è accertato che prima gli altri si mettessero in salvo». Così lo ricorda il giornalista di LaC News24 Salvatore Bruno. Avrebbe potuto salvarsi facilmente essendo un esperto, ma si è sacrificato. Appena qualche giorno prima aveva portato in salvo una persona infortunata reggendola a sé, restando attaccato a una fune sul Monte Sellaro per ben 7 ore, rivela la sorella Amelia, che ha chiamato suo figlio Antonio per ricordarsi di lui e averlo in qualche modo sempre accanto.
Sono le due di notte quando i carabinieri bussano a casa Mezzolla per dare la più brutta delle notizie: Miryam è scomparsa, insieme alla sua migliore amica, Claudia. Angelica, la sorella, informata del fatto il mattino successivo, non riesce a crederci. «La sensazione è stata quella di ritrovarmi senza un arto, da un momento all’altro. Come se mi avessero strappato un pezzo di corpo a crudo». Appena sveglia, prima di prendere coscienza della realtà, Angelica pensa che Miryam sia ancora accanto a lei. Poi realizza che non può più essere. Mattina dopo mattina, ritorna al dolore subito la prima volta, prendendo atto del fatto che quella persona profondamente legata alla vita adesso non c’è più. Ma da questo, Angelica ha tratto un insegnamento importante: «La vita è un dono prezioso; non lo capisci veramente finché non ti colpisce da vicino. Anche le persone che abbiamo accanto sono preziose. Un “ti amo”, un abbraccio, una carezza vanno fatti, vanno dati, sempre. Perché non sai mai quando può essere l’ultima volta».
Alle 10 vittime del 2018 nel Pollino, si aggiunge la diciassettenne Denise Galatà, il cui corpo viene restituito dal fiume Lao nella primavera del 2023, caduta dal gommone mentre faceva rafting.
Quando capitano incidenti di questa portata, in pochi riescono a salvarsi. Ivan Portulano ce l’ha fatta. Ma per usare le sue parole “c’è un disegno per ognuno di noi” e il suo era salvarsi, cercare di superare il trauma e riprendere in mano la propria vita, soprattutto dopo aver conosciuto la sua compagna di vita, quella che un anno prima aveva pianto sentendo la notizia della tragedia in tv - pur non conoscendo nessuno dei malcapitati - e con cui adesso ha una bambina.
Qualcun altro è stato messo in salvo dal falconiere Roberto Rugiano, che a distanza di anni ancora piange pensando all’accaduto, lui che si trovava lì per altri motivi e che non ha esitato un attimo prima di precipitarsi a dare una mano. E come i veri eroi che si rispettino - anche se non vuole essere definito tale perché «gli eroi sono quelli della Marvel» - ha conservato finora il caschetto arancione di Francesco, il giovane che ha soccorso, rimasto in macchina per puro caso. La mamma di Francesco, Cinzia, ritrova entrambi i figli ma perde il marito, il poliziotto penitenziario Gianfranco Fumarola. Un dolore che continua ancora e che sarà sempre presente, ma Cinzia ha imparato che «bisogna andare sempre avanti. C’è il dolore, ma c’è sempre qualcosa di positivo, come il supporto delle persone. Non è completamente tutto buio. Io ho perso mio marito, ma almeno i miei figli sono stati salvati».
Divenuto caso mediatico a causa della sua gravità, alle vittime del Raganello è andata anche la preghiera di Papa Francesco. Monsignor Francesco Savino descrive l’accaduto come «uno scontro tra la bellezza e la morte, in cui sembra aver vinto la morte. Ma io mi fido della bellezza della Calabria e sono convinto che ci salverà e, soprattutto, cambierà il nostro sguardo.»
E questo lo dimostra il fatto che tutti gli intervistati di Francesco Tricoli (qui la puntata di Primi Piani) hanno dichiarato di essere ritornati, perché la magia del Pollino supera tutto. Per dirla con le parole del Direttore Responsabile di LaC News24, Franco Laratta: «Gioia e dolore che si intrecciano in un unico terribile abbraccio che travolge tutto e tutti. E Le immagini restano spettacolari e strazianti. Consegniamo alla memoria eterna di quel giorno, come un urlo che attraversa il tempo e la storia, per non dimenticare, per capire, per ricordare Antonio De Rasis (32 anni), Carmen Tammaro (41 anni), Miryam Mezzolla (27 anni), Claudia Giampietro (31 anni), Paola Romagnoli (55 anni), Gianfranco Fumarola (44 anni), Carlo Maurici (35 anni), Valentina Venditti (34 anni), Immacolata Marrazzo (43 anni), e Antonio Santopaolo (44 anni)».


