Corigliano Rossano, baraccopoli a Schiavonea: migranti vivono tra i ratti

VIDEO | È abitata da una cinquantina di persone che vivono in condizioni disumane. L'associazione: «Ci sono dei fondi per l’acquisto di containers, ma non si fa nulla»

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di Matteo Lauria
10 febbraio 2021
18:40

Una tendopoli a pochi passi da insediamenti residenziali e ville, a poco meno di 500 metri dalla palazzina sgomberata (abitata da stranieri indigenti) nei giorni scorsi in via Capri in contrada Boscarello a Schiavonea, evacuata anche per ragioni igienico-sanitarie. Immigrati tenuti in condizioni disumane, tra ratti e animali vari, senza che nessuno si accorga della loro presenza. Eppure quella tendopoli è li, da oltre un ventennio, nell’indifferenza di tanti anche di chi avrebbe ruoli e compiti tali da dover intervenire. Il presidente dell’Associazione fraternità Giovanni Paolo II Giovanni Mulé afferma che i fondi ci sono per l’acquisto di containers in grado di garantire i servizi minimi essenziali di degenza, ma non si fa nulla per dare seguito a una soluzione anche temporanea dignitosa. E, nei prossimi anni, sarà ancora peggio, perché aumenteranno i flussi mentre a Schiavonea e sullo jonio iniziano ad emergere episodi di intolleranza. «Dobbiamo intervenire con urgenza facendo rete, continua Mulé, creando strutture ospitali in strutture di proprietà del Comune di Corigliano-Rossano».

Irregolari e invisibili allo Stato 

Tanti sono gli irregolari, per lo Stato italiano, invisibili. Costoro non hanno diritto a nulla, perché non hanno il permesso di soggiorno, ma vivono e lavorano in Italia, e producono economia. «I provvedimenti di espulsione, afferma Griselda Doka – mediatrice culturale, seguono delle lunghe procedure e, spesso, non vanno a buon fine tra ricorsi e contro ricorsi. Per lo Stato italiano è più conveniente emettere il permesso di soggiorno che, in larga parte, restituisce dignità ai tanti che non hanno diritto ad alcuna assistenza». Più passa il tempo più gli immigrati fanno fatica a trovare un posto letto e contrarre un contratto di locazione, sia per ragioni di legalità sia per la mancanza di fiducia che i locatori manifestano nei confronti degli stranieri. Su questo versante, su Schiavonea, stanno acquistando immobili gruppi imprenditoriali di origine cinese, e sono loro a fittare agli extacomunitari e comunitari, aprendosi ad attestati di fiducia. Si pensa alla realizzazione di una Consulta dei migranti e ad aprire un tavolo tra la cittadinanza attiva e le istituzioni ai vari livelli al fine di affrontare una emergenza umana che in periodo di Covid assume una valenza ancor più grave.   


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