La rsa di Chiaravalle percepiva la retta, ma era invisibile negli archivi regionali

Dal 15 dicembre 2017 della residenza sanitaria non c'è traccia nei documenti della Cittadella, ma negli ultimi due anni e mezzo la struttura ha continuato a percepire 139 euro al giorno per ogni paziente assistito 

 

di Luana  Costa
8 aprile 2020
12:56
La Domus Aurea di Chiaravalle
La Domus Aurea di Chiaravalle

La storia della procedura d'accreditamento della rsa Ginestra Hospital si perde nel tempo. Bisogna fare un passo indietro di tre anni per trovare traccia, negli archivi della Cittadella, della documentazione con cui si attesta l'avvenuto accreditamento della residenza sanitaria assistenziale al sistema sanitario regionale. Per erogare prestazioni assistenziali per conto della sanità pubblica è, infatti, richiesta una procedura che certifichi la presenza di almeno tre requisiti. Ebbene, il 15 dicembre del 2017 la Regione Calabria, con delibera 153, formalizza un accreditamento solo provvisorio per la rsa Ginestra Hospital, oggi più conosciuta alle cronache con il nome di Domus Aurea e per il contagio da Covid 19 che l'ha trasformata nel giro di una settimana da residenza assistenziale a luogo di morte

 

I due moduli della Domus

La Domus Aurea di Chiaravalle Centrale era composta da due moduli: una residenza sanitaria assistenziale, accreditata provvisoriamente con la Regione Calabria, e una casa di riposo per anziani. Al primo piano vi erano 30 degenze, altrettante al secondo piano e 12 al terzo per un totale di 72 posti letto, di questi 40 erano accreditati come rsa e la restante parte autorizzata come casa di riposo. Nei tre anni che seguono il 15 dicembre del 2017 della residenza sanitaria assistenziale non v'è più traccia, almeno pubblica, negli archivi regionali ma durante l'arco di questo tempo la Domus ha continuato ad operare in regime di accreditamento percependo una retta di 139 euro al giorno per ogni paziente assistito. 

 

Conti alla mano

A tanto ammonta la quota tariffaria fissata dalla Regione Calabria e che tiene conto dei costi sostenuti dai privati per garantire assistenza e cura ai pazienti che qui si trovano ricoverati. Nella retta che ogni mese viene retribuita alla società privata che gestisce la rsa per conto del sistema pubblico, non c'è solo il denaro proveniente dalle pensioni dei pazienti ma anche la Regione Calabria vi partecipa in misura del 70% attraverso l'erogazione di finanziamenti pubblici. La residenza assistenziale agisce nei fatti come un ente privato, ma accreditato e nei giorni in cui tra le degenze della rsa dilagava il contagio, l'azienda sanitaria provinciale di Catanzaro è intervenuta più volte rifornendo la struttura di pasti e di lenzuola pulite, visitando i pazienti e, infine, disponendone il trasferimento coatto verso il policlinico di Catanzaro, benchè la residenza assistenziale percepisse le quote delle rette e l'unica funzione in mano alla Regione fosse quella di controllo e vigilanza sui requisiti di accreditamento. Verifiche che alla luce dei 73 contagi e dei 18 decessi certificati finora, probabilmente non sono avvenute in maniera così capillare.

 

Intreccio perverso

Un corto circuito o un intreccio pericoloso tra pubblico e privato che, lungi dall'essersi esaurito al momento del trasferimento di tutti gli ospiti al policlinico universitario Mater Domini di Catanzaro, rischia oggi di riproporsi ma in  forme del tutto inedite. Non tutti gli anziani della rsa necessitavano di ospedalizzazione, a confermarlo è oggi l'azienda universitaria Mater Domini che si è trasformata nel giro di due giorni in un centro Covid ospitando 49 anziani provenienti dalla Domus e impegnando ben tre piani dell'edificio ospedaliero a questo scopo. Già nei giorni scorsi l'azienda ha iniziato a preparasi ad un nuovo e progressivo trasferimento stilando una lista completa degli anziani che non necessitando di cure intensive possono essere trasferiti in altra "struttura". 

 

Giornalista
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