Coronavirus Gioia Tauro, salgono a 49 i contagi. E il sindaco rilancia sulla nave ospedale

Il primo cittadino Aldo Alessio si dice preoccupato: «Anche con questi piccoli numeri, il sistema sanitario è già collassato». E sulla zona rossa: «La difesa della salute viene prima di tutto, la Regione trovi soluzione per uscirne» 

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di Redazione
6 novembre 2020
17:57
Aldo Alessio
Aldo Alessio

«L'Amministrazione Comunale di Gioia Tauro esprime forte preoccupazione per l'andamento esponenziale dei contagi da covid-19 che registriamo quotidianamente in Città. Attualmente ci risultano 49 casi positivi e numerosi sono i nostri concittadini che hanno avuto contatti con soggetti positivi. Siamo altresì convinti che molti nostri concittadini non hanno ancora dichiarato la loro positività o il loro contatto con soggetti positivi e questo ci preoccupa molto». Inizia così la nota del primo cittadino di Gioia Tauro, Aldo Alessio, circa la situazione dei contagi nella città del porto.

 


«Dal punto di vista numerico - continua -, la situazione non sarebbe allarmante se rapportata ad una popolazione di 20 mila abitanti, ma ci siamo purtroppo resi conto, che anche con questi piccoli numeri, il sistema sanitario è già collassato e non è in grado di contrastare tempestivamente l'epidemia in corso. Riscontriamo inoltre, che non c'è al momento un centro di coordinamento della Città Metropolitana che raccoglie tutte le informazioni del territorio per coordinare e meglio fronteggiare, in modo tempestivo e concreto, tutte le azioni necessarie per eseguire immediatamente i tamponi. Infatti, ancora oggi, si continua ad andare in ordine sparso: sindaci, Dipartimento di Prevenzione, Usca e Prefettura, mentre servirebbe un azione più incisiva ed unitaria».

 

«Purtroppo, la decisione governativa di dichiarare la Calabria Zona Rossa, conferma la nostra analisi sulla gravità sanitaria in cui versiamo. La Politica oggi deve fare un passo in avanti e trovare il giusto equilibrio tra il sacrosanto diritto alla salute ed il diritto al lavoro ed alla dignità della persona. La decisione di far diventare la Calabria Zona Rossa, si scontra con la necessità lavorativa di tanti commercianti, piccoli imprenditori, partita Iva e lavoratori autonomi che sono stati messi in ginocchio. Le azioni di lotta e di protesta, se pur legittime e condivisibili, non possono però entrare in contrasto con le vigenti normative e con le regole sanitarie di contenimento del Covid-19. La difesa della salute viene prima di tutto».

 

«La proposta che avevamo lanciato nel primo lockdown di una nave ospedale nel porto di Gioia Tauro rimane ancora attuale, e se fosse stata attuata a suo tempo dalla Regione Calabria, oggi sicuramente avremmo avuto un arma in più per impedire al Governo di prendere la decisione di far diventare la Calabria Zona Rossa. Invitiamo la Regione a mettere in atto tutte le azioni sinergiche e concrete per il rilancio della Sanità calabrese e per dare un maggiore ristoro economico aggiuntivo, a quello emanato dal Governo Nazionale, per tutte quelle categorie che rischiano di chiudere la loro attività. Chiediamo infine al Consiglio Regionale Calabrese, convocato per domani, di trovare una soluzione unitaria per far uscire rapidamente la Calabria dalla Zona Rossa. L'unica arma oggi in nostro possesso - conclude Alessio - è quella del rispetto delle tre regole prudenziali: Uso delle mascherine anche all'aperto, distanziamento sociale e lavarsi spesso le mani».

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