Seduta per decenni su una polveriera sanitaria, Crotone oggi paga le conseguenze di un disastro ambientale che non ha eguali in Italia. La Relazione approvata dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti è un tuffo in una situazione drammatica: rischi ignorati per anni diventano dati anomali sui casi di tumore. Non solo numeri ma storie, vite spezzate, famiglie a cui i veleni dell’ex Pertusola hanno strappato i propri cari.

Il rapporto dell’Iss e gli eccessi di mortalità per i tumori

La Commissione ha acquisito il 29 luglio scorso un rapporto aggiornato dell’Istituto superiore di Sanità: il documento, basato sul Progetto Sentieri sviluppato nel periodo 2016-2025, «evidenzia – per la Commissione – un quadro sanitario che richiede particolare rigore e costante attenzione». Il contenuto è allarmante: segnala «un eccesso di mortalità per tumore del fegato e dei dotti biliari in entrambi i generi» e «un eccesso di mortalità e ospedalizzazioni per linfomi non-Hodgkin».

Si riscontrano inoltre «eccessi di tumore mammario femminile, neoplasie polmonari e renali» e «un eccesso di ricoveri per nefrite e patologie del sistema circolatorio».

Particolarmente preoccupante, poi, è «l’eccesso di tumori in età pediatrica, adolescenziale e giovanile», con ricoveri per «infezioni acute delle vie respiratorie» e «malattie infettive e parassitarie» già nel primo anno di vita. Viene segnalato anche «un eccesso di decessi per mesotelioma della pleura attribuibile a esposizione ad amianto» e un «rischio significativo legato a cadmio e piombo», confermato da biomonitoraggi ematici e urinari. Pur non individuando specifiche responsabilità penali, l’Iss evidenzia «una correlazione coerente tra i contaminanti rilevati nelle matrici ambientali e gli eccessi di mortalità e ospedalizzazione» e richiama la necessità che le Autorità competenti utilizzino i dati per «guidare gli interventi di prevenzione e sorveglianza epidemiologica».

Sono necessari, in sostanza, «programmi di monitoraggio permanente della salute» e «azioni di prevenzione primaria e giustizia ambientale», anche attraverso il progetto europeo SalGA-KRO. Un piano, avviato nel 2024 e in corso fino al 2027, che mira a «descrivere il profilo di salute della comunità di Crotone considerando ambiente, stili di vita, contesto sociale, economico e culturale», fornendo raccomandazioni per la riduzione del carico di tumori e altre patologie croniche.

Crotone-Cassano-Cerchiara: contaminazione ambientale e impatto sanitario

Le aree industriali e portuali del Sin di Crotone-Cassano-Cerchiara rappresentano da anni un nodo critico per la salute pubblica calabrese. E la Relazione, analizzando i dati raccolti attraverso studi Istisan 16/19 (2016) e il Sesto Rapporto Sentieri (2023), evidenzia come la contaminazione delle matrici ambientali si traduca in rischi concreti per la popolazione residente. Il quadro che emerge è complesso: metalli pesanti, sostanze chimiche persistenti e residui industriali continuano ad avvelenare il territorio e incidere sulla salute dei cittadini.

Epidemiologia e sorveglianza sanitaria

Già nel 2016, lo Studio epidemiologico dei siti contaminati della Calabria (Istisan 16/19) evidenziava la difficoltà di valutare l’impatto sanitario dei siti industriali complessi. La natura eterogenea dei fattori di rischio, la combinazione di esposizioni multiple e le variabili socioeconomiche rendono complicata l’individuazione di correlazioni precise tra contaminanti e patologie. Tuttavia, lo studio sottolineava che le aree con contaminazione industriale costituiscono un problema di sanità pubblica significativo, coinvolgendo numerose persone esposte a diversi rischi occupazionali e ambientali. In tale contesto, l’approccio Sentieri (altro studio su cui si basano i risultati della Commissione) si conferma uno strumento di riferimento per la sorveglianza epidemiologica, integrato con altri studi di rischio ambientale.

Caratterizzazione ambientale: metalli e sostanze pericolose

Le attività di caratterizzazione dell’ex Pertusola e dell’area portuale hanno rilevato concentrazioni di metalli pesanti superiori di migliaia di volte ai limiti normativi. Cadmio, piombo, mercurio e arsenico mostrano caratteristiche di persistenza, tossicità e bioaccumulo, mentre il cromo raggiunge livelli estremamente elevati nei sedimenti superficiali e profondi. L’Ispra e l’Istituto Superiore di Sanità hanno evidenziato la pericolosità di questi contaminanti per gli ecosistemi acquatici e la salute umana, inserendoli tra le sostanze prioritarie della Direttiva europea 2013/39/UE da ridurre o eliminare. Nonostante la contaminazione, studi sui prodotti ittici hanno rilevato livelli di metalli compatibili con i limiti di sicurezza, ma ciò non riduce la necessità di monitoraggi costanti e di bonifiche strutturali.

Impatto sanitario: mortalità e ospedalizzazioni

Il Rapporto Sentieri (2023), così come evidenziato dall’Istituto superiore di Sanità conferma un quadro sanitario allarmante: eccessi di mortalità e ospedalizzazione per tumori maligni, linfomi non-Hodgkin, neoplasie epatiche, polmonari e renali, oltre a patologie cardiovascolari e renali. Particolarmente preoccupante è l’incidenza di tumori pediatrici e giovanili, con ricoveri registrati già nei primi anni di vita. Nei maschi si riscontra un rischio superiore per mesotelioma pleurico, legato all’esposizione storica ad amianto. L’eccesso di patologie renali e epatiche si lega alla presenza di cadmio, piombo e mercurio nelle acque di falda e nei suoli, confermando la correlazione tra contaminanti e impatto sanitario.

Disparità socioeconomiche e giustizia ambientale

Lo studio evidenzia che la vulnerabilità sanitaria è amplificata da condizioni socioeconomiche svantaggiate. Il 61,1% della popolazione residente vive in aree ad alto livello di deprivazione, spesso nelle vicinanze di impianti industriali o portuali. L’Iss e il progetto Sentieri sottolineano come le popolazioni più fragili siano esposte a rischi maggiori, richiedendo interventi mirati di giustizia ambientale e sorveglianza sanitaria permanente.

Monitoraggio materno-infantile: il progetto Cisas/Neho

Un approccio prospettico è stato adottato dal Cbr-Irib nell’ambito del progetto Cisas/Neho, che ha seguito 188 madri e neonati tra il 2018 e il 2020, con analisi di biomonitoraggio su sangue materno e cordonale. I risultati mostrano la presenza di tracce di metalli e composti organici persistenti, ma nessuna concentrazione supera soglie di rischio per la salute. Lo studio, pur non riscontrando criticità immediate, raccomanda follow-up a lungo termine per monitorare gli effetti di esposizioni croniche, fornendo dati fondamentali per la prevenzione futura.

Necessità di bonifica e sorveglianza permanente

La Commissione parlamentare sottolinea l’improcrastinabilità delle attività di bonifica, in osservanza del principio di precauzione. Gli studi evidenziano che la contaminazione ambientale storica ha già determinato danni misurabili alla salute, mentre le esposizioni attuali necessitano di monitoraggio costante. Le autorità competenti sono chiamate a integrare interventi di bonifica, sorveglianza epidemiologica, prevenzione primaria e giustizia ambientale, garantendo trasparenza e partecipazione delle comunità locali.