Il giovane africano, detenuto per due anni con l’accusa di scafismo, ha ottenuto a Roma la conferma del diritto d’asilo grazie a un movimento di sostegno popolare, un lavoro e la tutela legale. Ma dietro di lui migliaia di disperati sono lasciati letteralmente in balia della sorte
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Ha rischiato la vita, sia per la gravissima situazione in Mali e poi durante la traversata in mare. In Italia è stato in carcere con l'accusa di scafismo e chissà dove sarebbe ora se un gruppo di persone non lo avesse sorretto.
«Adesso mi sento molto più tranquillo rispetto a prima» afferma con naturale ritrosia alla telecamera ed al microfono del Network LaC Komalmoudou Tanapo, 30anni, gli ultimi 10 trascorsi a Catanzaro facendosi benvolere al punto di trovare riparo morale e concreto.
Una piccola mobilitazione sociale, favorita da chi, senza pregiudizi, gli ha dato un tetto, un lavoro e tanto sostegno.
«Ringrazio Massimiliano, Pino, Valentina e Francesco» trova il tempo di aggiungere sempre con gli occhi bassi di chi ancora teme il buio della vita.

«Negli ultimi dieci anni oltre 3.000 persone hanno messo piede in Italia e sono state accusate e condannate di scafismo – afferma l’avvocato Francesco Iacopino che lo ha difeso gratuitamente davanti alla Commissione nazionale per il diritto d’asilo – Proprio come Kamal, gli scafisti non arrivano in Italia e i disperati che si trovano il timone in mano, o per minaccia o per necessità, hanno bisogno di portare una barca in riva. E grazie a uomini e donne straordinari, ad una comunità direi, quella catanzarese, che ancora una volta si conferma inarrivabile per generosità, per vicinanza, per prossimità, è stato possibile far prevalere il diritto di Tanapo a rimanere in Italia rispetto al rischio che potesse essere espulso e rimandato in Mali. Questa è una quota di dolore rispetto alla quale non possiamo voltarci dall'altra parte.
C'è qualcosa qui che ti ricorda il tuo paese?

«La famiglia – dice Kamal dopo qualche secondo di riflessione – Anche qua ho trovato famiglia, sono persone veramente speciali».
Il giovane africano accetta infine di mandare un messaggio, un consiglio ai tanti disperati che ancora oggi affrontano i suoi stessi rischi.
«Sì, comportatevi secondo le legge e rispettate sempre gli altri».
Alla faccia del pregiudizio.

