L’odio acchiappa-clic sulla pelle nera di un ragazzo africano ucciso come un corvo

Un giornale calabrese online diffonde la notizia dell’omicidio del migrante freddato da un cecchino nei pressi di una fabbrica abbandonata commentandola con una foto che invece allude ai furti in appartamento. E sul web si scatena un inferno di commenti xenofobi

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di Enrico De Girolamo
4 giugno 2018
02:32

Il tremendo passo falso commesso ieri da un giornale online calabrese, StrettoWeb, rappresenta un monito per tutti, giornalisti e lettori.
A commento della notizia sulla sparatoria della scorsa notte a San Calogero, dove tre migranti sono stati presi di mira da un cecchino ancora sconosciuto mentre cercavano di portare via da una fabbrica abbandonata alcune lamiere da utilizzare nella tendopoli di San Ferdinando, è stata usata la foto di un ladro che scavalca un balcone per svaligiare un appartamento. Il titolo - Far West in Calabria, immigrati tentano un furto ma uno finisce ucciso a colpi di fucile - combinato a quell’immagine estremamente didascalica, ha inevitabilmente scatenato centinaia di commenti irripetibili, distillando un concentrato d’odio che goccia dopo goccia ha avvelenato i pozzi del confronto pubblico.

 

Ognuno la può pensare come vuole sull’immigrazione e le opinioni posso anche essere estreme, ma queste opinioni non dovrebbero mai scaturire dalla disinformazione. Sui fatti di San Calogero gli inquirenti stanno indagando, ma da subito è stato chiaro che i tre migranti stavano rovistando in una vecchia fabbrica abbandonata in cerca di materiale di risulta.

 

Quella foto però, racconta tutta un’altra storia, evocando l’incubo delle rapine in casa e la tematica delicatissima della legittima difesa. E infatti, molti commenti al post con cui è stato diffuso l’articolo esaltano la possibilità di farsi giustizia da soli e incitano ad ammazzarli tutti. Una discarica etica e morale dove non manca chi paragona sparare agli africani a niente di più che accoppare un corvo. Nero come quel ragazzo del Mali, Sacko Soumaila, sindacalista in prima linea nelle battaglie per i diritti dei braccianti che lavorano nella Piana, ucciso con un vile tiro al bersaglio da almeno 60 metri di distanza. Come un corvo, appunto.

 

Fare il giornalista web è sempre più difficile. I tempi strettissimi, una concorrenza agguerrita e la necessità di monetizzare questo lavoro con il maggior numero di visualizzazioni, ti costringono a spremere da ogni notizia tutti i clic possibili. Da un punto di vista economico, l’informazione online gratuita si regge solo sui grandi numeri e se questi vengono meno, viene meno anche la possibilità di continuare a informare i lettori.


Ma ci sono confini che non possono essere superati e il più inviolabile è proprio quello dei fatti, perché oltre quella linea non c’è nulla che valga la pena scrivere e leggere in un giornale. Gli errori, anche gravi, sono sempre possibili e nelle concitate dinamiche redazionali può succedere di sbagliare una foto, che però si può sempre sostituire, anche se il prezzo è cancellare l’articolo dai social e “perdere” le visualizzazioni. Invece quell’immagine è ancora lì, a commentare con una bugia l’omicidio di un ragazzo di 30 anni.


Enrico De Girolamo

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