La Garante regionale annuncia l'invio di una relazione amministrativa istituzionale alle Autorità competenti per promuovere un'analisi condivisa del fenomeno e individuare strategie coordinate di prevenzione e tutela delle vulnerabilità.

Esprime profonda preoccupazione la Garante regionale dei diritti delle persone private della libertà personale della Calabria, Avv. Giovanna Francesca Russo, alla luce dell'ultima operazione condotta dalla Polizia Penitenziaria nella Casa circondariale di Cosenza e dei ripetuti ritrovamenti di sostanze stupefacenti e telefoni cellulari registrati anche negli istituti penitenziari calabresi nell'ultimo anno.

«Le operazioni condotte, per le quali esprimo sincero apprezzamento alla Polizia Penitenziaria, restituiscono un quadro che impone una riflessione ben più ampia della pur fondamentale attività repressiva. Il traffico di stupefacenti all'interno delle carceri è un fenomeno complesso, che può alimentare circuiti di dipendenza, ricatto, sopraffazione e possibili connessioni con la criminalità organizzata, alterando profondamente gli equilibri della vita detentiva».

Secondo la Garante, il fenomeno investe direttamente la tutela dei diritti fondamentali, soprattutto delle persone più vulnerabili, esposte al rischio di ulteriori forme di assoggettamento, ma anche la sicurezza e la dignità degli operatori penitenziari, quotidianamente impegnati nella gestione di una realtà particolarmente delicata.

«La privazione della libertà personale non può tradursi nell'esposizione a una seconda pena, estranea alla legge, fatta di intimidazioni, dipendenze e condizionamenti criminali. Allo stesso modo, non possiamo lasciare soli coloro che, con professionalità e senso dello Stato, sono chiamati a garantire la legalità e la sicurezza degli istituti».

Per queste ragioni, la Garante annuncia che trasmetterà un report alle autorità preposte, affinché i dati e le criticità emerse possano costituire la base di una riflessione congiunta, rigorosa, interdisciplinare e non più rinviabile, finalizzata a restituire una lettura d’insieme delle dinamiche del fenomeno, le eventuali connessioni criminali e le ricadute sulle condizioni di vita all'interno degli istituti.

«In una regione come la Calabria, la prevenzione delle infiltrazioni e delle ingerenze criminali nel sistema penitenziario deve rappresentare una responsabilità istituzionale condivisa. Occorre superare la frammentarietà degli interventi e costruire strumenti di conoscenza, coordinamento e prevenzione capaci di proteggere soprattutto le categorie più fragili. Le seconde possibilità passano anche dalla prevenzione delle disfunzioni.

La sicurezza penitenziaria non è scindibile dalla tutela dei diritti umani, ne costituisce un fondamento costituzionale. Il principio rieducativo sancito dall'articolo 27 della Costituzione impone che il carcere sia uno spazio nel quale lo Stato garantisca legalità, dignità e concrete possibilità di cambiamento, reinserimento e speranza. La credibilità delle istituzioni si misura anche nella capacità di impedire che ogni forma di criminalità sottragga alle persone la speranza, agli operatori la sicurezza e alla pena la sua finalità costituzionale.

«È su questa responsabilità, che non ammette indifferenza né deleghe, che intendo condividere con tutte le Autorità competenti un esame istituzionale, nella convinzione che soltanto una risposta coesa possa assicurare un lavoro atto a garantire piena ed effettiva tutela dei diritti e della dignità umana» conclude la Garante Russo.