L’amianto del vecchio locale sparso ai 4 venti. Da demolizione simbolo a bomba ecologica

VIDEO | Era pieno di lastre di Eternit il Fata Morgana, quartier generale del presunto boss Paolo Romeo, parzialmente abbattuto dalle ruspe del Comune di Reggio senza però alcuna precauzione per l’incolumità pubblica. Ora le macerie tossiche giacciono sulla spiaggia di Gallico. Quella che doveva essere la rivincita dello Stato sul potere mafioso si è rivelata come l’ennesima vergogna dell’inefficienza e dell’approssimazione

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di Angela  Panzera
16 dicembre 2018
13:03

C’era e c’è dell’amianto all’interno dello circolo “Posidonia”, ubicato a Gallico, periferia nord della città, per cui il comune di Reggio Calabria ha dato avvio mercoledì scorso alle operazioni di demolizione.
Si prospetta una vera emergenza ambientale che mette a rischio la salute pubblica dei cittadini, considerato che le ruspe della ditta incaricata dei lavori di abbattimento hanno tirato giù tre quarti di struttura distruggendo le lamiere, in cui è presente il materiale tossico, e che al momento giacciono sulla spiaggia antistante l’immobile. Lo stabile ospitava il quartier generale del presunto boss Paolo Romeo e negli anni sessanta era la sede del ristorante “Fata Morgana”, uno dei locali simboli della movida reggina.

 

Nei giorni scorsi il sindaco reggino, Giuseppe Falcomatà con parte del suo entourage, tecnici e dirigenti vari, e la stampa al seguito, ha “festeggiato” la demolizione il cui significato simbolico, ossia il ripristino delle legalità, non viene messo in discussione, ma di fatto le operazioni che dovevano tutelare l’ambiente si sono trasformate in uno scempio per l’ecosistema stesso e rappresentano un pericolo per la comunità. La nostra testata ha documentato prima, dopo e durante, lo stato dei fatti e ad occhio nudo già si poteva vedere come all’interno dell’immobile erano presenti le lastre “sospette” e considerato che lo stesso è stato realizzato quando l’amianto non era considerato fuorilegge non ci voleva di certo un luminare dell’ingegneria per comprendere che l’opera andava prima messa in sicurezza e bonificata. Adesso è arrivata l’ufficialità, ma il danno- che si poteva di certo evitare- è stato fatto.

 

Palazzo San Giorgio sostiene che nei precedenti sopralluoghi i tecnici incaricati non hanno evidenziato la presenza di amianto perché quest’ultimo non era visibile in quanto inglobato nel sottotetto. Ma d'altronde dove poteva essere se non nel sottotetto? Considerato che il materiale, prima delle scoperte scientifiche di tossicità avvenute agli inizi degli anni ‘90, veniva largamente impiegato da tutte le ditte edili per le sue proprietà isolanti e fonoassorbenti.
Ormai è noto e risaputo da anni che le fibre di amianto che si liberano dopo la rottura delle lastre di Eternit sono molto pericolose, in quanto cancerogene per l’apparato respiratorio. L’ente quindi, prima di dare l’ok alla ditta per l’abbattimento, avrebbe dovuto effettuare i sopralluoghi e avviare le procedure per isolarlo e rimuoverlo secondo le prescrizioni di legge.
Inoltre, la ditta incaricata dei lavori una volta appurata la presenza del materiale, non avrebbe dovuto azionare le ruspe, ma informare immediatamente la direzione dei lavori e il responsabile unico del procedimento e bloccare quindi le operazioni. Quella che poteva e doveva essere una bella pagina per la città di Reggio Calabria, si trasforma di fatto in uno dei tanti esempi di negligenza e imperizia degli enti locali.
Palazzo San Giorgio dichiara che, condizioni meteo permettendo, già da domani mattina la stessa ditta, attraverso un’altra impresa specializzata e autorizzata, provvederà a rimuovere il materiale e ad avviare le operazioni di bonifica. Un atto dovuto che di fatto però, non cancella i rischi di esposizione alla comunità e non solleva nessuno da eventuali responsabilità.

 

Angela Panzera

 

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