Figlio ex boss di 'ndrangheta: «Non posso andare all'università, lo Stato ha fallito»

Il padre è Luigi Bonaventura ex reggente della cosca Vrenna-Ciampà-Corigliano-Bonaventura di Crotone. Il 20enne ha scritto al presidente della Repubblica Mattarella annunciando la scelta di lasciare l'Italia

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3 settembre 2020
16:51
Foto d’archivio
Foto d’archivio

«A chi aveva promesso sicurezza e vita, avete fallito». Comincia così la lunga lettera inviata alle più alte cariche dello Stato dal figlio, 20enne, di Luigi Bonaventura, ex boss della 'ndrangheta e oggi collaboratore di giustizia, in cui denuncia l'impossibilità di poter frequentare l'università in sicurezza e annuncia la scelta di lasciare l'Italia.

 


«Vivo sotto programma (di protezione, ndr) da quasi 14 anni - si legge nella lettera che l'Ansa ha potuto visionare -, ma è da almeno 7 che ho iniziato per davvero a comprendere quel che vuol dire, comporta e limita. È da 14 anni che io e la mia famiglia veniamo presi, spostati in un'altra città, senza conoscenze, appigli o aiuti, ripresi nuovamente, sballottati come giocattoli nelle mani di bambini viziati».

 

E, scrive ancora il figlio dell'ex reggente della cosca Vrenna-Ciampà-Corigliano-Bonaventura di Crotone, «mi sento come un cane pronto per essere soppresso». Perché, dopo gli ottimi voti conseguiti alla scuola superiore, ha scelto di intraprendere la strada universitaria, ma quando ha chiesto l'autorizzazione per potersi iscrivere gli è stato risposto che non era possibile frequentare un ateneo «nella località protetta. Le possibili opzioni date - spiega ancora il giovane - sono tanto confusionarie quanto pericolose. Dovrei sfoggiare il mio cognome originale addirittura al di fuori della provincia e quindi senza alcuna protezione».

 

In alternativa, lui e la sua famiglia, dovrebbero nuovamente trasferirsi, utilizzando documenti di copertura, ma, precisa lui stesso, è un opzione che non ha nulla a che fare «con un cambio definitivo delle generalità», chiesto e non ancora ottenuto, e che, dunque, «non garantirebbe la frequentazione dell'università nella nuova località protetta. Per esempio - scrive il 20enne nella lettera - sarei Rossi dietro al banco dell'università e Bonaventura fuori».

 

Da qui la durissima conclusione: «Ho quasi 20 anni, sono obbligato ad essere però un peso, impedito a diventare un uomo autonomo con la propria vita. Qui in Italia io non vivo oggi e non vivrò domani. Comunico con enorme, sentita e provata tristezza, che entro la metà di questo mese, dall'Italia io parto per l'estero verso una reale possibilità di lavoro, di studio, di sicurezza e di vita. Nella speranza - conclude il figlio dell'ex boss Bonaventura - che le cose cambino per me, la mia famiglia e tutti i protetti, nella speranza di poter tornare un giorno in sicurezza in Patria, per il momento, addio».

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