Dopo la tragedia evitata e l’evacuazione di circa mille persone Enzo Romeo dispone lo stop precauzionale. Il sindaco annuncia accertamenti sulla ditta impegnata nei lavori che hanno causato la rottura della tubatura e richiama il precedente di via Cordopatri
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Oggi e domani il liceo Berto di Vibo resterà chiuso. Dopo la massiccia fuga di gas che ieri ha sconvolto la quotidianità di una “normale” giornata di scuola sotto l’assedio dei cantieri che costellano via degli Artigiani, la strada da cui si accede al liceo scientifico, la sensazione che si è sedimentata è quella della strage evitata. La fuoriuscita di gas dalla condotta danneggiata durante i lavori per la realizzazione della nuova rete fognaria e di raccolta delle acque bianche era così violenta che il rumore dello sfiato risultava assordante. In pochi istanti la zona si è saturata di gas, con l’odore inconfondibile del pericolo che ha invaso le aule e gli altri locali dell’istituto.
Dalla Redel, la ditta che conduce i lavori, non sarebbe arrivato nessun allarme né alcuna allerta alla scuola. Anche la tempestività della chiamata ai Vigili del fuoco è uno degli aspetti sui quali occorrerà fare chiarezza. Questo è quanto sostengono dalla scuola, che ha attivato in piena autonomia, senza attendere indicazioni esterne, il proprio protocollo di sicurezza: tutti fuori, via dall’edificio. A decidere l’evacuazione è stata la dirigente scolastica Licia Bevilacqua, che dopo i primi tentativi di contattare il Comune per comprendere cosa stesse accadendo ha disposto l’immediata messa in sicurezza di studenti, docenti e personale.
Più facile a dirsi che a farsi. L’edificio è letteralmente assediato dai cantieri del progetto Maione, circa 3 milioni di euro per rifare la rete fognaria e realizzare il sistema di raccolta delle acque meteoriche. Poco distante, la più vicina grande area aperta dove concentrare circa mille persone – tante quante erano in quel momento nell’edificio – è il piazzale del Terminal bus. Ma anche quello è un cantiere a cielo aperto, inaccessibile per i lavori di riqualificazione in corso.
Il problema, peraltro, era stato sollevato dalla scuola già prima dell’emergenza. La dirigente aveva chiesto formalmente al Comune di individuare una nuova area di attesa per le evacuazioni, dopo che il Terminal era diventato indisponibile. Il Vibonese aveva raccontato la vicenda già il 24 settembre: la questione riguardava una comunità scolastica di circa 1.300 persone e il tavolo tecnico convocato pochi giorni dopo non aveva portato alla formalizzazione di una nuova area sostitutiva.
Sulla carta, studenti e insegnanti avrebbero dovuto dirigersi verso il nuovo Tribunale, indicato come “area di calma”. Ma con il traffico impazzito e il caos di un’evacuazione condotta tra le reti di plastica rossa che delimitano il cantiere, è sembrato più sicuro puntare al parcheggio del vicino supermercato MD. Così, una lunga teoria di ragazzi, ragazze e docenti si è diretta proprio lì.
Contestualmente è stata evacuata anche la Provincia di Vibo Valentia. Il segretario generale dell’Ente ha disposto l’abbandono dell’edificio, dove sono ospitate anche alcune classi del magistrale Vito Capialbi. Per queste ultime non è però prevista la chiusura: l’ordinanza firmata dal sindaco Enzo Romeo riguarda esclusivamente il liceo scientifico Berto.
Due giorni di chiusura e verifiche sulla sicurezza
Il provvedimento adottato dal sindaco dispone la chiusura precauzionale della scuola nelle giornate del 7 e dell’8 ottobre, vietando l’accesso a chiunque ad eccezione dei Vigili del fuoco, dei tecnici del gestore della rete gas e del personale autorizzato alle verifiche e alla bonifica. Sono sospese anche tutte le attività didattiche, amministrative e collegiali previste nella sede. La riapertura non sarà automatica: serviranno l’attestazione dei Vigili del fuoco sull’assenza di dispersioni, la certificazione della messa in sicurezza dell’impianto e una successiva valutazione positiva del sindaco. In caso contrario sarà necessaria un’ulteriore ordinanza di proroga.
«A quanto mi riferisce la dirigente scolastica, l’azienda non ha determinato una situazione di sicurezza», spiega Romeo ricostruendo le prime fasi dell’emergenza. Il sindaco precisa però che «dopo pochi minuti sono arrivati i Vigili del fuoco» e rimanda qualsiasi valutazione sulle eventuali responsabilità agli accertamenti che saranno condotti nelle prossime ore.
Per mettere completamente in sicurezza la zona sono state necessarie circa tre ore. «Italgas è intervenuta subito – spiega Romeo – ma prima occorreva diminuire la pressione del gas. La centralina era distante e quindi sono servite circa tre ore per completare l’intervento». Adesso, aggiunge il primo cittadino, «bisogna aspettare 48 ore per avere un quadro definitivo della situazione».
Romeo: «Andremo a fondo, le responsabilità devono emergere»
Un nuovo confronto con la dirigenza scolastica è già previsto oggi. Sul tavolo finirà anche uno dei nodi che l’incidente ha reso impossibile ignorare: l’area destinata all’evacuazione della scuola.
«Oggi ci sarà un incontro con la dirigenza scolastica. Dovremo affrontare anche la ridefinizione dell’area di calma, che attualmente è fissata al nuovo Tribunale ma che, almeno da quanto ci riferisce la scuola, ieri si è rivelata non funzionale», afferma Romeo. Tra le ipotesi che saranno valutate c’è anche quella di modificare l’organizzazione del cantiere. «Ho saputo che proporranno di effettuare i lavori in orario extrascolastico. Valuteremo la questione, ma mi sembra una soluzione molto sensata. Spero si possa adottare».
Poi il sindaco annuncia verifiche approfondite sull’accaduto e sulle procedure seguite dalla ditta. «C’è una cosa in particolare che voglio sottolineare: andremo a fondo su questa storia. Se ci sono responsabilità devono emergere e chiederemo conto alla ditta incaricata dei lavori».
Romeo richiama anche un precedente che coinvolse la stessa impresa: «La Redel non è l’ultima arrivata, è un’azienda importante. Eppure è la seconda volta che accade una cosa simile. Successe anche nel 2025 in via Cordopatri, quando fu danneggiata una condotta del gas. Per ripararla vennero poi compromesse le condutture idriche, dove si accumularono detriti che per un anno determinarono problemi nella fornitura d’acqua della zona».
Dopo il danneggiamento della condotta del gas, gli interventi di riparazione finirono infatti per compromettere anche la rete idrica, provocando l’ingresso di detriti nelle tubazioni e dando origine a una lunga scia di disservizi nell’erogazione dell’acqua. La vicenda si trascinò per mesi e arrivò fino a un accordo tra il Comune e la Redel per i danni provocati durante quei lavori.
Questa volta, sottolinea il sindaco, il livello di rischio è stato completamente diverso: «Le conseguenze potevano essere ben più gravi di una crisi idrica. Per questo cercheremo le responsabilità».



