Il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha accolto l’appello della Direzione distrettuale antimafia e disposto la custodia cautelare in carcere nei confronti di Giuseppe Ciliberti. La decisione riforma il provvedimento con cui il gip del Tribunale di Catanzaro, Gilda Danila Romano, aveva sostituito il carcere con gli arresti domiciliari in un’abitazione fuori regione.

Il ritorno in carcere, tuttavia, non è immediatamente eseguibile. In applicazione dell’articolo 310, comma 3, del codice di procedura penale, il collegio ha sospeso l’esecuzione della nuova misura fino alla definitività dell’ordinanza.

Ciliberti è indagato nel procedimento relativo a presunte tentate estorsioni, contestate con l’aggravante del metodo mafioso, ai danni di imprenditori impegnati nella realizzazione di opere pubbliche tra San Lorenzo del Vallo e Spezzano Albanese. Le contestazioni sono provvisorie e dovranno essere verificate nelle successive fasi del procedimento.

Il ricorso presentato dalla Dda

Il pubblico ministero Alessandro Riello aveva impugnato la decisione del gip, sostenendo che il precedente provvedimento del Riesame non avesse dichiarato l’estraneità dell’indagato agli ambienti della criminalità organizzata.

Il giudice del gravame aveva escluso l’aggravante dell’agevolazione di una specifica associazione mafiosa e quella prevista dall’articolo 628, comma 3, numero 3, del codice penale. Era stata invece confermata l’aggravante del metodo mafioso, sulla base delle modalità intimidatorie attribuite alle condotte contestate.

Secondo la Dda, non erano quindi emersi elementi nuovi capaci di superare la presunzione relativa di adeguatezza della custodia in carcere prevista dall’articolo 275, comma 3, del codice di procedura penale.

La difesa, rappresentata dall’avvocato Fiorella Bozzarello, aveva chiesto il rigetto dell’appello, condividendo le valutazioni formulate dal gip nel provvedimento che aveva concesso i domiciliari.

Il domicilio fuori regione ritenuto insufficiente

Il solo elemento sopravvenuto rispetto al quadro già esaminato era rappresentato dalla disponibilità di un’abitazione fuori dalla Calabria, nella quale eseguire gli arresti domiciliari con il controllo del braccialetto elettronico.

Per il collegio, la delocalizzazione incide esclusivamente sulle modalità logistiche di esecuzione della misura. Non dimostrerebbe invece l’interruzione dei collegamenti con il contesto criminale indicato negli atti né il superamento delle valutazioni sulla personalità dell’indagato.

Il Riesame ha richiamato la gravità delle condotte contestate, la vicinanza ad ambienti criminali e la disponibilità attribuita a Ciliberti nell’utilizzare modalità intimidatorie di matrice mafiosa. In questo quadro, l’abitazione fuori regione non è stata considerata sufficiente per applicare una misura meno afflittiva, neppure con il controllo elettronico.

La misura resta sospesa fino alla definitività

Accogliendo l’appello del pubblico ministero, il Riesame ha applicato la custodia cautelare in carcere per i reati indicati nei capi 1 e 2 dell’imputazione provvisoria. Una volta divenuta definitiva l’ordinanza, sarà il pubblico ministero presso il Tribunale di Catanzaro a curarne l’esecuzione.

Fino a quel momento, il nuovo provvedimento restrittivo rimane sospeso e non può essere eseguito in attesa della Cassazione.