Anche la pesca professionale rischia di fermarsi per il caro carburante. Lo annuncia la Federazione armatori siciliani minacciando uno 'sciopero bianco', lasciando le unità agli ormeggi, che bloccherebbe le attività del settore, il blocco nello Stretto di Messina e il cambio di bandiera.

«Non vogliamo l'ennesimo contentino - si legge in una nota - se un'impresa non riesce più a mettere gasolio nel peschereccio, tutti gli altri progetti diventano secondari. Prima bisogna consentire agli armatori di continuare a lavorare».

La Federazione armatori siciliani chiede alla Regione di «valutare una rimodulazione straordinaria delle risorse europee e regionali destinate al comparto, concentrando, per quanto consentito dalla normativa europea e nazionale, la massima quantità possibile di risorse sulle misure direttamente finalizzate a fronteggiare il costo dell'energia e a garantire la continuità delle imprese di pesca».

«Se il settore produttivo muore perché le barche non riescono più a sostenere il costo necessario per uscire in mare - sostiene la Federazione - bisogna domandarsi quale utilità possano avere tanti progetti destinati alla pesca quando rischiano di non esserci più pescatori e imprese economicamente in grado di pescare».

La Regione Siciliana ha già annunciato un intervento per il comparto. Il 15 settembre è stato infatti pubblicato un bando destinato alle imprese siciliane della pesca e dell'acquacoltura colpite dal rincaro del carburante, con una dotazione di 12,1 milioni di euro provenienti dal Feampa 2021-2027, alla quale si aggiungono 5 milioni di euro del bilancio regionale.

Per la Federazione armatori siciliani, tuttavia, «l'emergenza impone di verificare rapidamente l'effettiva adeguatezza delle risorse rispetto alla dimensione della crisi e soprattutto i tempi necessari perché gli aiuti arrivino concretamente alle imprese. Un contributo che arriva quando l'impresa ha già fermato la barca - osserva - accumulato debiti o cessato l'attività rischia di arrivare troppo tardi. L'emergenza è adesso».