Inchiesta Alibante, Gratteri: «Stiamo liberando un intero territorio, i cittadini possono fidarsi di noi»

VIDEO | L'inchiesta coordinata dalla Dda di Catanzaro ha portato a 17 arresti. Colpito il clan Bagalà, l'indagine nata grazie alla denuncia di due imprenditori soffocati dalle vessazioni

di Luana  Costa
3 maggio 2021
12:22

«Stiamo procedendo a una progressiva liberazione del territorio. I reati contestati agli odierni indagati sono tutti tipici di un controllo asfissiante del tessuto economico e delle pubbliche amministrazioni». Così nel corso della conferenza stampa il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, ha commentato i 17 arresti eseguiti questa mattina dal gruppo dei carabinieri di Lamezia Terme sotto il coordinamento della Dda. Una indagine che ha inizio nel 2017 e grazia alla denuncia di due «persone soffocate» dalle richieste estorsive del clan Bagalà, operante nell'alto tirreno lametino a cavallo tra i comuni di Nocera Terinese e Falerna. 

Indagine importante

«È una indagine importante non solo per i reati contestati - associazione di stampo mafioso, voto di scambio, estorsione - tipici dei locali di 'ndrangheta ma soprattutto perchè va a colpire una famiglia, quella dei Bagalà, che vanta un potere mafioso sul territorio di Falerna e Nocera Terinese. Un clan che non veniva colpito da inchieste dagli anni Novanta ma che rivestiva un ruolo centrale perchè - dimostriamo nel corso di queste indagini - che ha rapporti diretti con le famiglie di San Luca, i Pelle, con la 'ndrangheta di Gioia Tauro e con i Mancuso».


'Ndrangheta evoluta

«Carmelo Bagalà è uno 'ndranghetista evoluto entra nel mondo dell'imprenditoria e ha rapporti diretti con i quadri della pubblica amministrazione di due comuni dove riesce a muoversi con disinvoltura. Questo per noi è un risultato importante non solo sul piano giudiziario ma anche perchè consente di tranquilizzare l'opinione pubblica e la collettività, consapevoli che di noi si possono fidare come si sono fidati i due imprenditori che per anni sono stati vessati e soffocati, proprio dal capo, da Carmelo Bagalà».

Giornalista
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