Inchiesta Pedigree, «compare Sandro» e le regionali: «Tutta la famiglia deve fare di più»

I Serraino e l'impegno nella raccolta voti per l'ex consigliere regionale. Che pretende appoggio e può convocare persino il genero di don Ciccio Serraino, Mimì Sconti arrestato oggi dalla Squadra Mobile

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di Alessia Candito
9 luglio 2020
15:41
Alessandro Nicolò
Alessandro Nicolò

È stato arrestato come uomo dei Libri, in tutto e per tutto organico al clan di Cannavò, ma nel corso della sua carriera politica Sandro Nicolò, il consigliere regionale di Fratelli d’Italia travolto dall’inchiesta Libro Nero, avrebbe goduto dei favori di diversi clan. Incluso quello dei Serraino. Il dato era emerso nelle conversazioni intercettate nell’ambito di una vecchia inchiesta, a cui adesso però le dichiarazioni del boss pentito Pino Liuzzo forniscono un riscontro importante.

Le rivelazioni del boss Liuzzo

E Liuzzo è uomo che sa. Una vita nella ‘ndrangheta di Reggio Calabria prima di saltare il fosso e iniziare a parlare con i magistrati, per il ruolo che rivestiva il boss oggi pentito è in grado di parlare – in dettaglio – non solo del suo clan, ma anche degli affari e dei rapporti delle innumerevoli famiglie con cui si è trovato in contatto. Ai magistrati ha raccontato di conoscere perfettamente Mico Sconti, uomo di punta dei Serraino arrestato oggi, su richiesta della procura antimafia di Reggio Calabria e per ordine del gip, dalla Squadra Mobile nell’ambito dell’inchiesta “Pedigree”.

Il ruolo apicale di Sconti e la raccolta voti per Nicolò

Genero dello storico boss della montagna, don Ciccio Serraino, ucciso nel corso della seconda guerra di ‘ndrangheta, Sconti non era un uomo di fila. «Aveva un ruolo apicale nella cosca Serraino, insieme ai fratelli» dice il pentito, che senza esitazione spiega «lui ha raccolto voti per Matacena, Scopelliti, per Alberto Sarra, per Alessandro Nicolò».

I rapporti con il collettore di voti e con il medico dei clan

Un dato che conferma le chiacchierate su Nicolò finite agli atti dell’inchiesta Libro Nero. Contatti che non solo confermano i rapporti del politico con uomini di diretta espressione del clan della montagna, come Domenico Morabito, ma anche con un professionista, il dottore Francesco Cellini, imputato come uomo dei clan di Archi nel processo Sansone, ma assai disponibile nei confronti di una serie di famiglie di ‘Ndrangheta.

L’invito di «compare Sandro» a coinvolgere la famiglia

Per le regionali, Nicolò è andato a bussare alla porta dei Serraino. Ma «compare Sandro» - così lo chiamava Morabito – non era per nulla contento dello scarso impegno dei Serraino e – scrivono gli investigatori - «per le modalità con cui Morabito stava gestendo la campagna elettorale in suo favore e lo sollecitava a coinvolgere l’intera “famiglia” ai fini della ricerca di voti». E per questioni di pedigree (mafioso), era anche in condizioni di farlo presente ai Serraino. Anzi, a Morabito che – si legge nelle carte – era deputato a «mantenere i rapporti tra l’onorevole Nicolò e gli esponenti apicali della cosca Serraino, al fine di assicurare al politico l’agognato appoggio elettorale della “famiglia” mafiosa».

La telefonata prima delle elezioni

Lo dimostra in maniera cristallina una telefonata registrata il 15 novembre 2014, pochi giorni prima del voto per le regionali. «Compare non stai facendo niente per questa campagna elettorale, non ti stai impegnando (…) non ti stai impegnando, io te lo dico, vedi un attimo nella famiglia tutti quanti, però» lo apostrofa Nicolò. «Dobbiamo spingere un pò di più, di più, di più» gli dice.

La visita (non medica) del dottore

Morabito lo tranquillizza e gli preannuncia che «là al Matteotti», noto bar di Reggio Calabria accanto al quale Nicolò aveva la sua segreteria politica, stava per arrivare «il dottore». Che per il politico non aveva bisogno di presentazioni e per gli investigatori era Francesco Cellini, titolare della Nova Salus – in realtà finanziata da diversi clan - e gran dispensatore di perizie e diagnosi utili a mantere i boss fuori dal carcere.


L’incontro riservato con Mimmo Sconti

Quell’incontro però evidentemente non ha soddisfatto Nicolò, che a Morabito chiede una riunione con Mimmo Sconti in persona. Il genero del defunto boss a cui anche Morabito dà del voi in segno di rispetto. «Mi ha chiamato mio compare Sandro ha detto che vuole un incontro urgentemente con voi!» gli scrive in un sms, per poi ripeterglielo nuovamente in mattinata nel corso di una telefonata intercettata.

Intoppi e ritardi

Sconti accetta, l’incontro viene organizzato di fronte ad un bar di piazza Sant’Anna «e ve ne andate insieme» riferisce Morabito. Una serie di chiamate raccontano i ritardi, gli intoppi e gli impegni che hanno reso quell’appuntamento difficoltoso. Non c’è prova che l’incontro ci sia stato, ma – scrivono gli investigatori - «le dinamiche testé commentate evidenziano, oltre ogni ragionevole dubbio, che Domenico Morabito, interpellato in merito all’imminente campagna elettorale, si rivolge senza ritardo al citato Sconti, quale referente del locale di San Sperato per conto della cosca dominante Serraino».

Il magro risultato e le preoccupazioni del clan

E il clan è interessato alla battaglia politica di Nicolò. Quando i risultati elettorali raccontano di preferenza di molto inferiori alle aspettative, subito cercano di capire se i voti fossero mancati proprio nelle zone da loro controllate. «ma... dico io.. dove è stato giocato? – chiede preoccupato Morabito -in quale zona, và? come ti devo dire?».

Impegni disattesi

Dall’inchiesta non emerge se siano stati proprio i Serraino a far mancare le proprie preferenze, ma di certo si capisce che dopo quelle elezioni il rapporto è proseguito. E che il clan della montagna si è sentito in diritto di pretendere qualcosa dal politico. Ma lui sparisce, si nega al telefono e soprattutto – dicono i Serraino intercettati – non rispetta gli impegni che evidentemente aveva preso in cambio del supporto elettorale. «Chiamalo tu vedi un pochettino perché se no io lo manderei a quel paese poi a un certo punto, perché sia con Mimì (Sconti ndr) che con che con Franco (Cellini, secondo la ricostruzione degli investigatori - non sta mantenendo almeno quanto meno l'impegno » dice imbestialito Morabito. Profilo ancora tutto da esplorare, ma le conversazioni dimostrano l’estrema familiarità di Nicolò con gli ambienti del clan. E adesso anche Liuzzo conferma che «Sconti raccoglieva voti» per il consigliere di Fdi.

Giornalista
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