Insegnante di musica trovato morto nella sua casa a Paola: disposta l'autopsia

Indagini per appurare le cause del decesso. Intanto sul web, numerosi post ricordano il 41enne originario di Sant'Agata d'Esaro 

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di Francesca  Lagatta
7 dicembre 2018
20:58

Originario di Sant'Agata d'Esaro, Antonio Arcuri, 41 anni, viveva stabilmente a Paola da tempo ed era un noto musicista, nonché insegnante di musica, che esercitava la sua professione principalmente lungo la costa tirrenica. Nella giornata di ieri è stato trovato morto nella sua abitazione, in una pozza di sangue, a causa delle ferite provocate da numerose coltellate.

Quando gli inquirenti nel pomeriggio sono arrivati sul posto, il caso è sembrato di facile lettura. Nonostante i numerosi tagli, di cui uno alla gola, si è ipotizzato atti di autolesionismo, anche per via di due vistose ferite ai polsi.

Ma mano a mano che passano le ore, al dolore si aggiungono i dubbi di chi non si dà pace per l'accaduto e non crede affatto all'ipotesi del suicidio. La polizia, intervenuta sul luogo del ritrovamento, non ha dubbi sull'origine del gesto, ma la procura di Paola, guidata dal procuratore Pierpaolo Bruni, vuole fugare ogni dubbio sulla sua morte e dispone l'autopsia sul cadavere. I risultati potrebbero arrivare stesso nella giornata di domani.

Il dolore di amici e colleghi

Sul web, ovunque, si leggono post di addio pieni di incredulità e dolore. Antonio, dicono gli amici, era un ragazzo solare, sorridente, appassionato di musica e con una gran voglia di vivere.

Straziante il saluto dell'amico Luca Branda, sindaco di Sant'Agata d'Esaro, che gli dedica un lungo messaggio, in cui, tra le altre cose, scrive: «Antò… amico mio, che tristezza e che strazio. Come posso salutarti fra le lacrime e lo sconforto, fra il dolore e la rabbia. Con quali parole… con quali ricordi. Quando un giorno mi toccherà spiegare ai miei figli, ai miei nipoti, a chiunque che cos’è per me il valore dell’amicizia... come potrò non parlare di te. Come potrò non raccontare ciò che sei stato per me negli anni in cui da ragazzo diventavo uomo. Gli anni del Conservatorio e quelli del Liceo. Come potrò non raccontare delle giornate a casa tua a Cosenza o a Paola, passate attorno alle note del tuo clarinetto, che penetravano l’anima e riscaldavano il cuore di chiunque le ascoltava. Trascinati dal tuo talento, dalla tua passione e dal tuo estro... che contagiavano anche noi».

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