Nuova linea

L’assegnazione dei nuovi lidi a Scilla decisi dal boss, l’imprenditore a Fulco: «Aiutaci, siamo nelle tue mani»

Dalle carte dell'inchiesta condotta dai carabinieri e coordinata dalla Dda di Reggio Calabria emergerebbe l'interferenza del presunto capocosca nella stesura del bando per la concessione demaniale della spiaggia: «Ci sono delle regole, che non sono scritte ma che ci sono»

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di Vincenzo Imperitura
8 settembre 2022
18:00

Se la ristorazione e l’accoglienza rappresentano due dei settori più importanti dell’economia scillese, vero biglietto da visita della città – e miniera di denaro visto il flusso dei turisti che quest’estate non si è fermato neanche davanti ad una mezza alluvione, e visti i costi irrisori per l’affitto di una porzione d’arenile – restano le concessioni demaniali legate ad una delle spiagge più instagrammate del meridione.

Sono gli stabilimenti sulla spiaggia, con relative attività connesse, a garantire affari d’oro, e gli interessi del clan non possono farsi sfuggire, dicono le indagini dei carabinieri, che stamattina hanno portato all'arresto di 22 persone, quel bando per quattro nuove concessioni che il comune ha emesso in primavera.


Vogliono essere loro a stabilire il Risiko delle concessioni. Su uno di quei lotti, con durata di sei anni, ci lavorano da anni i fratelli Paladino, imprenditori tra i più importanti a Scilla, e proprietari di alcuni dei locali più esclusivi della cittadina. Sono loro, scrive il Gip a rivolgersi «al capocosca Fulco, al fine di ottenere la concessione demaniale marittima necessaria per la realizzazione del locale denominato “al chiosco Paladino”».

A raccontarlo è lo stesso Fulco, intercettato dagli investigatori mentre racconta l’aggancio: «Dice, “per favore aiutaci, aiutaci, siamo nelle tue mani”. E io ti aiuto – dice ancora ridendo il presunto boss con calma inquietante – siamo nelle mani di Dio. O di chi ne fa le veci».

A certificare l’impegno di Fulco affinché le cose vadano come devono andare (con le concessioni di nuovo in mano ai Paladino) è il Gip, nelle oltre 600 pagine d’ordinanza. Sarebbe il reggente Fulco, scrive il giudice «a raccogliere informazioni riservate» fornendo «un evidente contributo in vista della futura interferenza sulla stesura dei contenuti del bando».

Ed è sempre Fulco ad essersi «attivato per ottenere notizie sul bando di gara non ancora pubblicato» riuscendo «a conoscere il valore dell’offerta economica dei concorrenti della famiglia Paladino». Per non lasciare niente al caso, il presunto boss avrebbe poi avvicinato l’altro concorrente, risultato battuto in un bando i cui confini sarebbero stati disegnati dai Paladino e dal tecnico comunale Bruno Doldo: «Ci sono delle regole, che non sono scritte ma che ci sono».

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