La mobilitazione degli agricoltori si è concentrata, dalle prime luci dell'alba, in uno dei punti strategici dell'approvvigionamento di carburanti dell'intera regione.

I trattori hanno bloccato l'accesso a viale delle Industrie, a Vibo Marina, principale collegamento con i depositi dell'Eni e della Meridonale Petroli: da qui passa gran parte dei carburanti che riforniscono l'intera Calabria.

Diverse le autobotti bloccate: alcune, in vista della protesta avevano anticipato il carico ma sono state fermate in uscita. A diverse altre, all'opposto, è stato impedito pacificamente l'accesso. Collaborativo l'atteggiamento dei trasportatori che, sposando le ragioni della protesta, non hanno fatto opposizione al blocco. Disteso anche l'atteggiamento delle forze dell'ordine giunte in buon numero sul posto. Non sono mancati momenti di solidarietà, con qualcuno che ha portato caffè e cornetti da offrire sia ai manifestanti che agli agenti impegnati nel servizio.

Mentre parte della protesta calabrese si va concentrando sulla Cittadella regionale, nel Vibonese si è deciso di aggredire simbolicamente il cuore del problema. Esasperati, come nei giorni scorsi, i toni delle rivendicazioni da parte degli agricoltori: il caro gasolio resta un cappio al collo che strozza le piccole imprese a fronte di ricavi sempre più esigui.

«Vogliamo richiamare all’ordine la politica. Stamattina dovevo essere nel campo a raccogliere olive – racconta ai nostri microfoni Antonio Mastroianni, imprenditore olivicolo presenti alla protesta – e invece sono qui a protestare. Qui c’è gente che lavora, la politica deve chiedere scusa ai calabresi. Siamo tutte persone oneste che lavoriamo. Sono stato 28 anni in Svizzera per costruire qui nella mia Calabria. La politica deve vergognarsi. Vogliamo risposte subito».

L'imprenditore si rivolge quindi direttamente al Governo, chiedendo interventi concreti per il comparto agricolo e per le famiglie: «A livello nazionale lo Stato può ancora correggere, però si devono mettere la coscienza. Nessuno è fesso da farsi raccontare le favole».

Nel suo intervento critica anche il rapporto tra politica e mondo agricolo, soffermandosi sul ruolo dell'assessore all'Agricoltura: «All'assessore all'Agricoltura ci vuole un contadino che ha lavorato, un pensionato che non può arrivare alla fine del mese con 500 euro al mese». Poi l'attacco ai compensi della politica: «Vergognatevi, prendete 18mila euro al mese e un pensionato 500 euro. Vergognatevi. Ma come vi presentate nelle case dei cittadini a chiedere il voto, con quale coraggio?».

La protesta del Movimento Territorio Agricoltura coinvolge i mezzi in entrata e in uscita dai depositi. «Le promesse non servono, ci vogliono i fatti»

La mobilitazione, assicurano gli organizzatori, non si fermerà a Vibo Marina. Nei prossimi giorni il fronte della protesta potrebbe spostarsi su altre piazze strategiche della Calabria, con l’obiettivo dichiarato di interessare i principali snodi del sistema dei trasporti, dall’aeroporto di Lamezia Terme all’autostrada A2 del Mediterraneo.

A ribadirlo è Matteo Talarico, presidente del Movimento Territorio e Agricoltura: «La protesta continua, abbiamo scelto un punto strategico oggi. Alzeremo il tiro ogni giorno che passa».

Poi il riferimento alle misure annunciate da Occhiuto per contenere il costo del carburante: «Ancora non sappiamo come verranno distribuiti. Non possiamo più tirare avanti, il problema è reale e concreto. Siamo in condizioni disperate. Il 20 per cento di sconto ai distributori è fumo negli occhi. Dobbiamo vendere i nostri prodotti al prezzo giusto, non possiamo continuare a produrre sottocosto e lavorare in perdita». E sulle prossime iniziative il presidente del Movimento Territorio e Agricoltura non lascia spazio a dubbi: «Le prossime tappe? Bloccheremo l’aeroporto di Lamezia. Non ci fermeremo».

Presidio ai depositi Eni e Meridionale Petroli di Vibo Marina. Un agricoltore a LaC: «Abbiamo bisogno di risposte concrete, non possiamo più andare avanti così»