L'inchiesta della Procura di Roma, coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi, ha scoperchiato quello che i magistrati definiscono un «patto di mutuo soccorso». Al centro del sistema, l’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti, Tommaso Miele, accusato di aver messo a disposizione le proprie funzioni per favorire la società Stretto di Messina Spa in cambio di incarichi di prestigio. Ma se la presidenza dell'Antitrust o i vertici di Poste Italiane rappresentavano il bottino più vistoso, le carte dell'indagine rivelano un sottobosco di aspirazioni "minori" e presunte reti relazionali utili ad accontentarle.

La fame di poltrone: dal 112 amministrativo all'Abruzzo

Nelle conversazioni captate dai carabinieri del Ros, Miele non nasconde il poco appeal per la presidenza dell’Autorità Garante per la Privacy, definendola poco appetibile perché scarsamente remunerata rispetto ad altri ruoli. Il magistrato, secondo l’accusa, puntava a qualcosa in più.

Tuttavia, gli atti giudiziari mostrano un interesse anche per incarichi meno mediatici ma strategicamente rilevanti. Tra questi figurano la direzione del "Pronto Soccorso Amministrativo 112" presso la Fondazione Gazzetta Amministrativa e il ruolo di consigliere giuridico del Presidente della Regione Abruzzo. Non solo: Miele avrebbe guardato con estremo interesse a una poltrona nel Collegio Consultivo Tecnico relativo al contenzioso sul Ponte, una partita che lui stesso valutava, in un'intercettazione del maggio 2026, come un affare da 16 miliardi di euro.

L'operazione Rotary: «Un modo per conoscere un mondo nuovo»

Un pilastro fondamentale per sostenere queste ambizioni sarebbe stata la rete del Rotary Club. Giacomo Saccomanno, ex commissario della Lega in Calabria e uomo di fiducia di Matteo Salvini, avrebbe agito – sempre secondo l’accusa – come una sorta di agente di collocamento per la toga.

L’11 aprile 2026, Saccomanno sollecita Miele a inviargli il curriculum tramite WhatsApp per girarlo immediatamente a un contatto nel distretto Rotary della Sicilia. Saccomanno minimizza l'impegno definendolo una «stupidaggine», ma lo presenta come un grimaldello relazionale fondamentale: «È un modo per conoscere un mondo nuovo... un fine settimana, quando vuoi». Pochi istanti dopo, l'avvocato contatta il suo contatto rotariano confermando: «Il presidente Miele ha accettato l'incarico».

Intrecci condominiali e architetti a basso costo

Il legame tra i protagonisti non era solo politico o professionale, ma quasi domestico. Miele e l'imprenditore Vincenzo Virgiglio (responsabile delle relazioni esterne di Accademia Calabria) risultano infatti condividere lo stesso indirizzo romano nel quartiere Trieste.

Questa vicinanza si sarebbe tradotta in un rapporto di collaborazione: Miele si sarebbe, secondo i pm di Roma, rivolto a Virgiglio non solo per ottenere report riservati sull'andamento della camera di consiglio della Corte dei Conti, ma anche per questioni private, come individuare architetti di fiducia in grado di fornire preventivi scontati per la ristrutturazione di alcune abitazioni.

Il report sul Ponte e lo sfogo contro i «deficienti»

Nonostante il pressing, il piano di condizionamento sarebbe fallito il 29 ottobre 2025, quando la sezione di controllo boccia la delibera Cipess sul Ponte. La reazione di Miele, che per gli inquirenti agiva come una sorta di «confidente nel tribunale», è piccata. Inveisce contro i colleghi definendoli «deficienti».

Tuttavia, anche dopo la bocciatura, Miele avrebbe continuato a operare, predisponendo un report riservato e assicurando a Saccomanno e Virgiglio: «Noi stiamo sul pezzo». Un attivismo che, secondo i pm, confermerebbe la natura corruttiva di un rapporto dove le informazioni riservate dello Stato venivano barattate con la promessa di un pensionamento costellato da incarichi prestigiosi.