Ambulanze a sirene spiegate, divise rosse, lacrime e commozione. È stato accolto così, a Portosalvo, il feretro di Gabriele Alviano, l'autista del 118 deceduto lunedì, in ospedale a Catanzaro, a seguito di un incidente stradale avvenuto il giorno precedente a Briatico mentre con la sua moto si stava recando a Tropea per prendere servizio. Una moltitudine di persone è giunta nel pomeriggio nella piazza principale della frazione costiera di Vibo Valentia, dove è stato allestito l'altare e dove Croce Rossa e Protezione civile hanno montato dei gazebo che non sono riusciti a contenere le tante presenze per l'estremo saluto al 41enne. Tra queste, quella del sindaco della città Enzo Romeo, del commissario dell'Asp Vittorio Sestito, del direttore di Azienda Zero Domenico Minniti, del già direttore del 118 Area sud Calabria Francesco Andreacchi. Tantissimi i colleghi dell'Emergenza urgenza che hanno preso parte alle esequie. Sulla bara di Gabriele hanno adagiato il gilet di servizio come ultimo segno di appartenenza alla grande famiglia dei soccorritori. Ad officiare la cerimonia funebre don Nicola Scordamaglia.

«Il silenzio e le lacrime potrebbero bastare»

Un dolore collettivo, quello che ha attraversato Portosalvo, davanti al quale lo stesso sacerdote ha ammesso la difficoltà di trovare parole capaci di offrire conforto.

«Ho paura che le mie parole siano insufficienti per alleviare il dolore di un distacco così difficile da accettare. Il silenzio potrebbe bastare. Il silenzio e le lacrime», ha detto guardando alla famiglia di Gabriele e alla grande assemblea raccolta in piazza.

Una vicinanza resa tangibile proprio dalla folla arrivata per l'ultimo saluto: familiari, amici, colleghi, rappresentanti delle istituzioni e tante persone che avevano conosciuto Alviano anche attraverso il suo lavoro nel servizio di emergenza.

«Un animo gentile e generoso»

Nell'omelia è emerso soprattutto il ritratto umano del 41enne. «Gabriele è stato un figlio, uno sposo, un fratello, un nipote, un amico, un collega, un autista soccorritore che ha messo sempre al centro dei suoi gesti e dei suoi atteggiamenti l'amore e la tenerezza», ha ricordato il sacerdote.

Parole che hanno riportato al centro anche la dimensione quotidiana della sua vita: l'attenzione per la famiglia, il legame con la moglie Lina, la cura per la madre e soprattutto quella professione che per lui aveva il significato di una missione.

Proprio ai colleghi del 118 è stato idealmente affidato uno dei passaggi più intensi dell'omelia: «Portate amore e tenerezza ai malati». Un messaggio pronunciato davanti a quelle divise che per tutto il pomeriggio hanno circondato il feretro e a quel gilet adagiato sulla bara, simbolo del lavoro al quale Gabriele aveva dedicato una parte importante della sua vita.

La fede davanti a una morte improvvisa

Poi il pensiero si è rivolto direttamente ai familiari. Con un'immagine affidata alla speranza cristiana, il sacerdote ha immaginato Gabriele rivolgersi alla moglie, al padre, alla sorella e alle persone che gli sono state accanto: «Continuate a volermi bene e a cercarmi. Io sono solo a un passo da voi, nella luce di Dio e da qui continuerò a volervi bene».

«Ha vissuto con amore»

La grande partecipazione alle esequie è diventata così, nell'omelia, anche la misura del segno lasciato da Gabriele. «L'enorme affetto che in questi giorni avvolge i tuoi cari e che quasi vorrebbe compensare la tua bruciante partenza, Gabriele, è la prova che hai davvero donato la tua vita, perché hai vissuto con amore». Parole accompagnate dalle lacrime di familiari, amici e colleghi, mentre Portosalvo stringeva idealmente in un unico abbraccio la famiglia del 41enne e quella grande comunità del soccorso che Gabriele Alviano aveva scelto di servire.