Una piazza così partecipata a Reggio Calabria non si vedeva da tempo. Circa un migliaio di persone in corteo da piazza De Nava a piazza Italia, lungo il corso Garibaldi, per una mattinata nella quale le ragioni dello sciopero generale hanno trovato tante voci diverse. Lavoratori, agricoltori, studenti liceali e universitari hanno preso la parola per spiegare la propria presenza, raccontando difficoltà che riguardano i salari, il costo della vita, gli studi e la possibilità di costruire un futuro.

Al corteo organizzato dall’Usb partecipano Orsa, la Rete Studentesca Reggina, gli altri collettivi studenteschi e il centro sociale Csoa Cartella. Presenti anche La Strada e Avs con Demetrio Delfino.

A colpire è soprattutto la presenza dei più giovani. Numerosa, ma anche consapevole: nelle loro parole ci sono il peso delle spese sostenute dalle famiglie, le condizioni della scuola, la sanità, le risorse destinate al riarmo. Questioni che riconoscono come proprie e sulle quali chiedono di poter incidere già adesso.

La rabbia che attraversa le piazze italiane trova spazio anche a Reggio

Contro il carovita e la militarizzazione dei porti, per salari adeguati, servizi pubblici e opportunità, le diverse presenze condividono un percorso e portano nella protesta le proprie ragioni.

Peppe Marra, rappresentante dell’Usb Calabria, richiama ai nostri microfoni la dimensione internazionale della mobilitazione, nata dalle lotte dei portuali contro il trasporto delle armi. In Italia, spiega, la protesta coinvolge tutte le categorie perché le conseguenze di quella che definisce economia di guerra ricadono sulle condizioni delle famiglie. «Oggi siamo tutte le categorie lavorative, non solo i portuali, gli studenti, i pensionati a dire no alla guerra e no al carovita».

In Calabria queste rivendicazioni incontrano difficoltà economiche profonde. Marra richiama le mobilitazioni di agricoltori, autotrasportatori, pescatori e studenti e racconta come la preparazione dello sciopero abbia assunto dimensioni diverse da quelle immaginate inizialmente. «Quando abbiamo iniziato a organizzare queste giornate di sciopero mesi fa, pensavamo di fare un’unica manifestazione regionale». Le piazze, invece, si sono moltiplicate: per il sindacalista è il segno della condivisione delle rivendicazioni, ma anche di un disagio e di una rabbia sociale diventati difficili da prevedere.

La partecipazione reggina, e in particolare quella studentesca, rappresenta per Marra «un segnale di speranza e di ottimismo». Sono proprio i ragazzi, osserva, ad avere un ruolo fondamentale in questa fase della mobilitazione.

Federico Iiriti, della Rete Studentesca Reggina, racconta un collettivo nato da poco per dare voce agli studenti. «Ci troviamo in un periodo abbastanza difficile del nostro Paese», spiega, collegando la presenza dei giovani alle proteste di altre categorie. Il carovita, le difficoltà delle scuole e i fondi destinati al riarmo sono tra le ragioni che li hanno portati in strada.

Dalle loro risposte emerge anche la volontà di superare un’immagine ricorrente: quella di ragazzi poco interessati a ciò che accade, disponibili a perdere una giornata di lezione ma lontani dall’impegno. L’organizzazione del corteo, il confronto tra coetanei e la scelta di intervenire pubblicamente raccontano invece un’assunzione di responsabilità.

Un altro rappresentante della Rete insiste sulla necessità di far comprendere agli studenti che possono farsi ascoltare. Porta esempi concreti: universitari che cercano un lavoro part time per sostenere gli studi, famiglie in difficoltà davanti al costo dei materiali scolastici. «L’educazione in questo caso non può essere considerata un lusso», sottolinea. Il diritto allo studio passa anche da queste spese, che possono diventare un ostacolo alla prosecuzione del proprio percorso.

Clarissa Panzera ha diciotto anni e racconta un’esperienza di partecipazione cominciata dopo la manifestazione del 3 ottobre dello scorso anno. Da quella giornata è nata la decisione di organizzarsi in un gruppo – il collettivo “I care” -, cresciuto soprattutto negli ultimi mesi. «Ci siamo resi conto che tanti studenti erano propensi a manifestare contro quelli che sono i problemi della nostra nazione e quindi abbiamo deciso di organizzarci».

L’obiettivo è discutere e far conoscere agli altri studenti le questioni nazionali e cittadine, nella convinzione che riguardino direttamente la loro vita. Nel gruppo, racconta Clarissa, la maggior parte dei ragazzi è minorenne e alcuni hanno appena quattordici anni. Una partecipazione che rende ancora meno convincente la rappresentazione di una generazione estranea alla politica e ai problemi sociali. «Se si guarda la piazza di oggi, anche a Reggio Calabria siamo riusciti a radunare un bel gruppo di persone».

Accanto alle rivendicazioni, il sindacato pone la difesa dello strumento scelto per sostenerle. Alla domanda sul ministro Matteo Salvini, Marra risponde che saranno i lavoratori dei trasporti a dare un segnale con la loro adesione. «Lo sciopero non è una giornata di festa, i lavoratori quando scioperano rinunciano a una giornata di stipendio». Una scelta che comporta un sacrificio e che, insiste, deve restare un diritto da tutelare.

Durante la mattinata tante persone prendono la parola. Le esperienze sono diverse, ma ritornano le stesse richieste: risorse per scuola e sanità, tutele per chi lavora, la possibilità di restare e costruire un percorso in Calabria. Il tema dei porti e del transito delle armi si intreccia così con quello dei servizi e delle priorità della spesa pubblica.

In uno degli interventi studenteschi arriva anche una presa di posizione sul significato della protesta: «Non dobbiamo spaccare le vetrine dei negozi, noi dobbiamo distruggere le barriere che si pongono tra noi e lo Stato». Alcuni dei ragazzi che prendono la parola affrontano alcuni dei temi tra cui la possibilità di aver bisogno, un giorno, di cure e di non voler attraversare altre regioni per riceverle. È anche da qui che nasce la consapevolezza dei più giovani in corteo: dalla richiesta di trovare nella propria terra una scuola, una sanità e opportunità all’altezza dei loro bisogni.