Malata di cancro e in cura fuori regione, il suo medico: «Che senso ha non operarla qui?»

Parla il dottore che ha seguito la signora nel suo percorso di cura alla clinica la Madonnina di Cosenza, struttura che non rientra nelle Breast Unit individuate dalla Regione

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di Redazione
30 settembre 2020
14:07

«I pazienti siano liberi di scegliere dove curarsi»: a scrivere è Francesco Mollo, il medico che ha avuto in cura nella clinica La Madonnina Francesca Fuoco, la paziente oncologica che ha denunciato pubblicamente di essere stata costretta a recarsi fuori dalla Calabria per le cure.

Il dottore ha infatti deciso di inviare una missiva all’unità di Breast Unit dell’ospedale Pugliese di Catanzaro che ieri in una lettera aveva invitato pubblicamente la donna a curarsi nella struttura catanzarese.

Il medico ripercorre la storia clinica della paziente, dalla scoperta della malattia fino alle terapie e alla cura che comprende anche il percorso oncologico, sempre assistita e controllata.

Il 24 agosto termina l’ultimo ciclo di chemio. Dopo gli ultimi esami si sceglie la strada dell’intervento. Intervento che per effetto del decreto del presidente ad acta Cotticelli n.100 del 15 luglio 2020 individua le unità di Breast Unit negli ospedali Pugliese e Mater Domini di Catanzaro, il Morelli Reggio Calabria e Annunziata di Cosenza.

«Qui vorrei porre una domanda – scrive il medico - che senso ha non operare la paziente nella mia struttura? Siamo un gruppo di lavoro contornato da casistica crescente dove la rete oncologica ha sempre unito i professionisti a decisioni strategiche personalizzate».

 

«La paziente si è affidata a un gruppo di lavoro e cosi dall’oggi al domani gli viene impedito il potersi curare dove è stata fatta diagnosi di un cancro ad ambedue le mammelle. Io ringrazio la caritatevole proposta del Pugliese ma deve sapere che anche a Cosenza esiste una realtà e da molto tempo non da un anno – e chi lavora son persone che si dedicano alla mammella, dove c’è gente che vuole curare la propria gente con dignità senza andare altrove. I numeri devono essere anche accompagnati da qualità e dedizione. La chiusura senza neanche un controllo qualità per vedere se ci sono gli estremi che dimostrano che la struttura non è valida.

 

Nella nostra struttura abbiamo tutto ciò che concerne la diagnosi con tomosintesi ed ecografo dedicato – radiologia interventistica. anatomia patologica – linfonodo sentinella – chirugia plastica che si avvale da ormai setti anni della consulenza del professore Mazzarone, presidente dell’istituto Ivo Pitangui’ rio de janeiro- chirugia di precisione guidata -oncoplastica ormai da anni -abbiamo una sala opertoria dedicata un reparto dedicato un ambulatorio che lavora quotidianamente.

 

La qualità e la professionalità esiste anche a Cosenza. La Calabria non deve arrivare a pregare le pazienti a operarsi nella propria terra ma deve solo dimostrare alle donne che possono curarsi qui. La mia struttura già nel 2016 aveva organizzato un ponte scientifico con una live surgery con IEO dove si evinceva il percorso e i trattamenti adeguati ed all’avanguardia. Collaborare con istituti di esperienza è fondamentale per crescere, confrontarsi  e prendere fiducia con le pazienti. Io mi auguro che questo possa presto succedere nella mia terra».

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